Ci si puo' assuefare anche alla tensione
Puo' essere stata la paura del “libero commercio” ad aver attirato i
manifestanti nelle strade di Quebec City lo scorso week-end, ma e' stato
qualcos’altro a trattenerceli.
Ispirati, tanto quanto arrabbiati per le barriere che circondavano il
Summit per le Americhe della settimana scorsa, i manifestanti si sono
rifiutati di lasciare i luoghi quando la polizia lo ha richiesto.
Erano curiosi di sapere cosa sarebbe successo dopo, e la tensione cresceva,
nell’attesa che la polizia venisse a disperderli, spesso con l’impiego di
gas lacrimogeno.
Stranamente, il gas a volte ha offerto sollievo dalla tensione.
Forse perché l’attesa e' piu' potente dell’azione. Forse grazie ai momenti
di umanita' che sono seguiti ad ogni sventolata di gas. Sconosciuti hanno
offerto acqua per sciacquarsi gli occhi, lo stesso hanno fatto i
negozianti e i proprietari delle case, alcuni dei quali hanno aperto il
bagno della propria casa ai manifestanti. Altri hanno sparato fuori musica
dalle loro finestre cosi' che i manifestanti potessero ballare al suono di
qualcosa che non fosse solo il battito incessante dei tamburi.
Durante uno scontro, mentre cercavo di raggiungere un idrante mi sono
ritrovato sopraffatto dal gas lacrimogeno e ho cercato riparo in un portone
nella speranza di trovare una sacca d’aria fresca. E invece, la porta si e'
spalancata ed un braccio forzuto mi ha trascinato all’interno. Un ragazzo
in tuta mi ha schiacciato la fronte con il palmo della sua mano,
spingendomi la testa all’indietro. Con il pollice mi ha costretto ad aprire
un occhio e con l’altra mano ci ha spruzzato un getto d’acqua dentro, ha
fatto lo stesso con l’atro occhio. Non ha avuto un attimo di esitazione.
Prima che potessi mormorare qualcosa di piu' di un rapido “grazie”, aveva
finito la sua sigaretta, indossato la maschera antigas ed era fuori dalla
porta.
Sabato sera tardi, una squadra di paramedici e' improvvisamente comparsa
all’angolo tra la Côte d'Abraham e Côte St.-Genevieve e nel retro della
loro ambulanza ha cominciato ad occuparsi dei manifestanti colpiti dal gas
lacrimogeno, hanno dovuto desistere dal loro sforzo quando una bombola di
lacrimogeno e' atterrata nelle vicinanze.
Chiunque fosse nelle strade durante quei due giorni potrebbe raccontare
storie simili.
Nell’insieme, i manifestanti erano convinti che stessero vincendo. Ogni
barriera abbattuta era una vittoria. Ogni volta che un politico di quelli
dietro le barriere parlava di democrazia e diritti umani, era una vittoria.
Cio' che rende una vittoria tale e' cio' che riesci a farne.
Prendiamo il comunicato finale diramato dal summit: e' stato dedicato piu'
spazio alla democrazia ed ai diritti umani che al commercio. Per i
manifestanti, anche quella e' stata una vittoria.
Ma l’impatto effettivo di Quebec non si limitera' alle dichiarazioni di
democrazia o agli impegni a preservare i diritti umani e l’ambiente, si
estendera' all’unita' e alle capacita' organizzative acquisite dagli
attivisti.
Organizzare il Summit del Popolo e gestire i trasporti, gli alloggi e il
cibo per le migliaia di manifestanti provenienti dal Canada e dagli Stati
Uniti ha insegnato a questi giovani attivisti le capacita' organizzative
che seguiteranno ad utilizzare negli anni a venire.
Per farcela, hanno avuto bisogno di tutto l’aiuto che potevano racimolare,
cosi' hanno creato legami duraturi con altri attivisti – legami che si sono
rinforzati grazie all’unione che nasce quando si sperimenta il gas
lacrimogeno insieme e nello sciacquarsi gli occhi l’un l’altro.
Con ogni protesta, i legami tra attivisti sono diventati piu' forti ed e'
cresciuta la determinazione a portare il cambiamento.
Nel ritorno verso casa, i manifestanti si sono scambiati i racconti di cio'
che hanno visto e vissuto, unendosi nei momenti condivisi, che diventeranno
parte della storia di questo Paese.
Gli attacchi alla recinzione che circondava la cittadella del vertice hanno
persino contribuito a forgiare legami tra i manifestanti pacifici e il
Black Bloc anarchico, con una riconciliazione dopo che il casino di Seattle
aveva lasciato molti manifestanti con un occhio nero.
Uno dei cartelli nella folla durante la pacifica marcia di sabato recitava
“Dio Benedica i Ragazzi in Nero”.
Questo perché le barriere sono state odiate in ugual modo da tutti i
manifestanti, dai piu' pacifisti ai piu' militanti. Cosi' quando quelli del
Black Bloc – dimostrando un piu' elevato grado di organizzazione e
preparazione di quanto visto a Seattle – hanno buttato giu' le barriere, la
folla ha acclamato. Alcuni hanno persino dato una mano.
La folla ha acclamato ogni volta che un membro del Black Bloc, con maschera
antigas e guanti, raccoglieva una bombola di gas lacrimogeno e la rispediva
dietro alle linee della polizia.
Concentrando la massima parte della loro rabbia verso le barriere, i membri
del Bloc hanno riguadagnato un po’ di sostegno da parte degli altri
manifestanti.
Seppure si sono verificati alcuni atti violenti, sono stati subito smorzati
dall’intervento di altri manifestanti.
Allo stesso tempo, il Bloc non ha mostrato la stessa casualita' negli
attacchi, vista negli anarchici a Seattle. Questa volta si sono focalizzati
sulle barriere e cio' a contribuito alla loro definizione di dove e come
agire.
Nella giornata di chiusura del Summit del Popolo, un giorno dopo che i
membri del Black Bloc avevano rovesciato svariate sezioni della barriera,
Maude Barlow del Consiglio dei Canadesi ha detto che i giornalisti le hanno
chiesto cosa avrebbe fatto con questi ragazzi, che sembrano tanto
determinati all’azione diretta.
"La vera domanda e', cosa cavolo fara' Jean Chrétien con questi ragazzi?"
Dopo Quebec e le lezioni apprese ed i legami stretta dagli attivisti,
rispondere a questa domanda potrebbe essere molto piu' difficile.
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