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From: tactical
Date: Fri, 4 May 2001 18:22:07 +0200
Subject: [tacticalmedialist] Resoconti dal contro
 


Ci si puo' assuefare anche alla tensione


Puo' essere stata la paura del “libero commercio” ad aver attirato i 
manifestanti nelle strade di Quebec City lo scorso week-end, ma e' stato 
qualcos’altro a trattenerceli.

Ispirati, tanto quanto arrabbiati per le barriere che circondavano il 
Summit per le Americhe della settimana scorsa, i manifestanti si sono 
rifiutati di lasciare i luoghi quando la polizia lo ha richiesto.

Erano curiosi di sapere cosa sarebbe successo dopo, e la tensione cresceva, 
nell’attesa che la polizia venisse a disperderli, spesso con l’impiego di 
gas lacrimogeno.

Stranamente, il gas a volte ha offerto sollievo dalla tensione.

Forse perché l’attesa e' piu' potente dell’azione. Forse grazie ai momenti 
di umanita' che sono seguiti ad ogni sventolata di gas. Sconosciuti hanno 
offerto acqua per sciacquarsi gli  occhi, lo stesso hanno fatto i 
negozianti e i proprietari delle case, alcuni dei quali hanno aperto il 
bagno della propria casa ai manifestanti. Altri hanno sparato fuori musica 
dalle loro finestre cosi' che i manifestanti potessero ballare al suono di 
qualcosa che non fosse solo il battito incessante dei tamburi.

Durante uno scontro, mentre cercavo di raggiungere un idrante mi sono 
ritrovato sopraffatto dal gas lacrimogeno e ho cercato riparo in un portone 
nella speranza di trovare una sacca d’aria fresca. E invece, la porta si e' 
spalancata ed un braccio forzuto mi ha trascinato all’interno. Un ragazzo 
in tuta mi ha schiacciato la fronte con il palmo della sua mano, 
spingendomi la testa all’indietro. Con il pollice mi ha costretto ad aprire 
un occhio e con l’altra mano ci ha spruzzato un getto d’acqua dentro, ha 
fatto lo stesso con l’atro occhio. Non ha avuto un attimo di esitazione.

Prima che potessi mormorare qualcosa di piu' di un rapido “grazie”, aveva 
finito la sua sigaretta, indossato la maschera antigas ed era fuori dalla 
porta.

Sabato sera tardi, una squadra di paramedici e' improvvisamente comparsa 
all’angolo tra la Côte d'Abraham e Côte St.-Genevieve e nel retro della 
loro ambulanza ha cominciato ad occuparsi dei manifestanti colpiti dal gas 
lacrimogeno, hanno dovuto desistere dal loro sforzo quando una bombola di 
lacrimogeno e' atterrata nelle vicinanze.

Chiunque fosse nelle strade durante quei due giorni potrebbe raccontare 
storie simili.

Nell’insieme, i manifestanti erano convinti che stessero vincendo. Ogni 
barriera abbattuta era una vittoria. Ogni volta che un politico di quelli 
dietro le barriere parlava di democrazia e diritti umani, era una vittoria.

Cio' che rende una vittoria tale e' cio' che riesci a farne.

Prendiamo il comunicato finale diramato dal summit:  e' stato dedicato piu' 
spazio alla democrazia ed ai diritti umani che al commercio. Per i 
manifestanti, anche quella e' stata una vittoria.
Ma l’impatto effettivo di Quebec non si limitera' alle dichiarazioni di 
democrazia o agli impegni a preservare i diritti umani e l’ambiente, si 
estendera' all’unita' e alle capacita' organizzative acquisite dagli 
attivisti.

Organizzare il Summit del Popolo e gestire i trasporti, gli alloggi e il 
cibo per le migliaia di manifestanti provenienti dal Canada e dagli Stati 
Uniti ha insegnato a questi giovani attivisti le capacita' organizzative 
che seguiteranno ad utilizzare negli anni a venire.

Per farcela, hanno avuto bisogno di tutto l’aiuto che potevano racimolare, 
cosi' hanno creato legami duraturi con altri attivisti – legami che si sono 
rinforzati grazie all’unione che nasce quando si sperimenta il gas 
lacrimogeno insieme e nello sciacquarsi gli occhi l’un l’altro.

Con ogni protesta, i legami tra attivisti sono diventati piu' forti ed e' 
cresciuta la determinazione a portare il cambiamento.

Nel ritorno verso casa, i manifestanti si sono scambiati i racconti di cio' 
che hanno visto e vissuto, unendosi nei momenti condivisi, che diventeranno 
parte della storia di questo Paese.

Gli attacchi alla recinzione che circondava la cittadella del vertice hanno 
persino contribuito a forgiare legami tra i manifestanti pacifici e il 
Black Bloc anarchico, con una riconciliazione dopo che il casino di Seattle 
aveva lasciato molti manifestanti con un occhio nero.

Uno dei cartelli nella folla durante la pacifica marcia di sabato recitava 
“Dio Benedica i Ragazzi in Nero”.

Questo perché le barriere sono state odiate in ugual modo da tutti i 
manifestanti, dai piu' pacifisti ai piu' militanti. Cosi' quando quelli del 
Black Bloc – dimostrando un piu' elevato grado di organizzazione e 
preparazione di quanto visto a Seattle – hanno buttato giu' le barriere, la 
folla ha acclamato. Alcuni hanno persino dato una mano.

La folla ha acclamato ogni volta che un membro del Black Bloc, con maschera 
antigas e guanti, raccoglieva una bombola di gas lacrimogeno e la rispediva 
dietro alle linee della polizia.

Concentrando la massima parte della loro rabbia verso le barriere, i membri 
del Bloc hanno riguadagnato un po’ di sostegno da parte degli altri 
manifestanti.

Seppure si sono verificati alcuni atti violenti, sono stati subito smorzati 
dall’intervento di altri manifestanti.

Allo stesso tempo, il Bloc non ha mostrato la stessa casualita' negli 
attacchi, vista negli anarchici a Seattle. Questa volta si sono focalizzati 
sulle barriere e cio' a contribuito alla loro definizione di dove e come 
agire.

Nella giornata di chiusura del Summit del Popolo, un giorno dopo che i 
membri del Black Bloc avevano rovesciato svariate sezioni della barriera, 
Maude Barlow del Consiglio dei Canadesi ha detto che i giornalisti le hanno 
chiesto cosa avrebbe fatto con questi ragazzi, che sembrano tanto 
determinati all’azione diretta.

"La vera domanda e', cosa cavolo fara' Jean Chrétien con questi ragazzi?"

Dopo Quebec e le lezioni apprese ed i legami stretta dagli attivisti, 
rispondere a questa domanda potrebbe essere molto piu' difficile.



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