Pelo e' un compagno di Roma che e' stato arrestato nella giornata di
mobilitazione antifascista del 25 aprile. E' attualmente ancora in carcere.
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29/04/2001
12 mq di cui 7 occupati dai letti 2 dal tavolino e l’armadietto con le cose
da mangiare, sei persone x 3 mq, 3 passi per muoversi, anzi non muovesi, la
cucina è nel bagno usato anche per stendere i panni, un’ora d’aria … 23 ore
di ansia di attesa passate a confortarsi a leggere e rileggere a scrivere e
riscrivere istanze.
La quotidianità è stare sdraiati sul letto alienati dalla televisione dalle
7,30 fino a che gli psicofarmaci non ci fanno dormire … le poche ore di
libertà … o quasi.
Ogni volta che un secondino apre la porta della cella i rumori dei nostri
cuori diventano un frenetico rullare di tamburi, si spera nelle lettere
degli amici, dei familiari un’istanza andata a buon fine, a volte sono
sorrisi … ma soprattutto lacrime.
L’eliminazione sistematica delle coscienze, del libero pensiero vorrebbero
tanti automi privi di bisogni, affetti, sogni di libertà.
La maggior parte di noi aspetta da mesi il processo, consumandosi poco a
poco, il rischio di lasciarsi andare è forte, ma ancora più forte è la
solidarietà che nasce tra uomini (e donne) che ci permette di alzare
barricate contro questo sistema carcerario medioevale.
Ma c’è chi soffre ancora di più, parlo dei tossicodipendenti e dei malati
di HIV costretti a questa lercia vita come se il loro fardello non fosse
sufficiente, ed alle loro richieste di aiuto la risposta è … prendetevi 30
gocce in più di Tavor o non so quali altri farmaci trasformandoli in
fantasmi vaganti persi nelle loro angosce così come i detenuti con problemi
psicologici o psichiatrici alle domande seguono le solite risposte:
aumentate le dosi di tranquillanti.
Così giorno dopo giorno ci trasformano nei lebbrosi del 2000, reietti della
società che vanno lobotomizzati in modo che non rompano i coglioni al
personale penitenziario.
La notte gli urli di chi sta male squarciano il silenzio assordante del
braccio, aspettarsi una risposta dai secondini o dal personale medico
(sempre assente la notte e spesso anche di giorno) è un miraggio nel
deserto della nostra solitudine.
Il giorno che sono entrato un detenuto ha tentato di impiccarsi … la
risposta degli agenti è stata rapida … botte su botte con gli asciugamani
bagnati per non lasciare i segni!
C’è ancora molto da raccontare e lo farò … ma ora scusatemi le lacrime di
rabbia e dolore mi impediscono di continuare …
Un saluto a pugno chiuso
Un fratello prigioniero
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