tratto dal newswire di Indymedia
I violenti.
by Trike 4:12pm Tue Jul 24 '01
Il "Black bloc" a Genova.
Ho visto il "black bloc" in azione. Ho visto giovani vestiti di nero
attuare una precisa ed efficace guerriglia urbana. Ho visto le auto
bruciate, le vetrine rotte, gli incendi e i cassonetti... Ho visto i cortei
sfilare per le strade di genova, cortei eterogenei in un movimento
eterogeneo. Ho visto e ho letto i giornali. Ho visto e ascoltato le
televisioni.
Il risultato è chiaro. E' stato individuato il capro espiatorio di stato.
Utile sia per la destra, sia per la sinistra, per i giovani sedicenti
attivisti, come per gli anziani "comapagni" e non.
Il "black bloc" soddisfa tutti. E' il toccasana per le coscienze dei
"compagni" benpensanti, come pure per gli sbirri più fascisti. Rende gli
uni innocenti vittime e gli altri motivati aggressori. Permette finalmente
a tutti di riempirsi la bocca con un termine che non si vedeva l'ora di
poter pronunciare: "VIOLENZA". Sono loro i violenti. E lo sono per tutti,
ma proprio per tutti. E chi si è quasi sentito spodestato del ruolo di
"facinoroso di turno", ha trovato un'ulteriore ragione contro di loro: sono
solo infiltrati, sbirri o amici degli sbirri. E chiuso per tutti. Tutti
soddisfatti, con le coscienze pulite.
E se non fossero arrivati i "black", sono certo che gli sbirri si sarebbero
comunque facilmente infiltrati, magari con una tuta bianca addosso. Del
resto non mi risulta che sia la prima volta che gli sbirri si infiltrano,
fomentano i disordini più "mediatici". L'hanno sempre fatto e di certo non
avevano bisogno del "black bloc".
Eppure li ho visti bene i "black bloc". Ne ho visto uno di loro. E' partito
con un tubo da ponteggio di un metro e mezzo. Ha distrutto una telecamera
posta su una banca. Dal piano di sopra una anziana donna gli ha scagliato
contro un vaso di gerani (badando bene a scegliere quello con i fiori più
secchi). Domando: chi è stato il violento?
Chi ha distrutto un oggetto o chi ha attentato alla persona? Ho visto le
loro tecniche di guerriglia. Ho letto il loro proclama. Ho apprezzato il
loro "nuovo metodo di utilizzo dell'arredo urbano". L'ho apprezzato quando
è stato efficace per rallentare le cariche, per il tempo sufficiente a
metterci in salvo. Si imparano velocemente le loro tecniche. Li ho aiutati
a spostare altri cassonetti, quelli più pesanti. Ho visto l'aggregazione
che riescono a creare attorno a loro, nel difendersi dalle cariche. Ho
visto ciò che fanno e non mi sento di definirlo violento. Non è violenza
incendiare una banca. E' violenza pestare a sangue. Non è violenza
distruggere un distributore. E' violenza sparare lacrimogeni ad altezza uomo.
Ho visto i compagni del Carlini, dove ho soggiornato per giorni, prepararsi
ai disordini con protezioni personali e di gruppo. Ho visto ridicole
simulazioni di scontri protrarsi per ore. Ne ho visto l'inutilità di fronte
al diluvio di lacrimogeni. L'impotenza degli scudi e della nostra
moltitudine, di fronte alle armi di stato. E alle prime cariche, si vedeva
più bianco che nero. I caroselli tra le vie attorno a piazza Alimonda. I
cellulari scagliati contro la folla. Non erano i "black": era il terrore di
stato, che è cresciuto in quei momenti e si è compiuto.
Ho visto e sentito i cori di gioia alla falsa, ovviamente falsa, notizia
del blocco del G8. Ne ho sofferto. Cantare due ore dopo ciò che è stato.
Creduloni e poco riflessivi i "compagni". Silenziosi e addolorati loro, i
terribili neri. Ho visto i "compagni" dei sindacati di base mantenere i
loro ridicoli e gerarchizzati servizi d'ordine, altro inutile baluardo di
resistenza di fronte ai lanci fitti di lacrimogeni.
Ho visto altri compagni, tra quelli che parlano di nonviolenza, attaccare
fisicamente chi stava distruggendo oggetti. Domando ancora: chi è stato il
violento? Chi ha distrutto un oggetto o chi ha attentato alla persona?
Ho visto la tattica della polizia. Spingere i "black" fino a ridosso dei
cortei, in modo da poter dare una lezione a tutti. Li hanno lasciati fare,
è vero. Li hanno utilizzati come arma. In quei casi vi era inolte la
maggiore presenza di presumibili infiltrati. Altri neri, forse con il
marchio "original", seguivano. Non tutti capivano. Ma forse chi di loro
capiva, si rendeva conto che la rivoluzione passa anche di lì.
Ho visto i socialisti rivoluzionari sfilare, dimenticandosi sia del
socialismo, sia della rivoluzione. Ciarlare con inutili e noiosi volantini
sui muri per poi indignarsi di fronte a chi forse gettava il germe per la
rivoluzione tanto osannata. Ho sentito i cori comunisti, ormai noiosi. Ho
sentito i comunisti condannare chi forse stava gettando le basi per un
disordine, fermento di un qualcosa. Un disordine che gli stessi comunisti
in salotto proclamano e in piazza accusano. Voci indignate definire
violento tutto ciò che di violento non aveva nulla.
Ho sentito i portavoce del movimento accusare in primis gli anarchici e in
secondo luogo il comportamento delle forze dell'ordine. Portavoce in
pompamagna da neo-leader interpretare alla perfezione ciò che la stampa e
il regime voleva che passasse in prima serata, per rinfrancare tutti, dalla
casalinga al docente universitario.
Eppure di bastonate ne hanno prese pure i "black". E quante! E non mi
sembravano finte. Ho visto le loro ragazze piangere. Li ho aiutati con
acqua, limoni. Ho condiviso con loro qualche attimo di respiro. La rara
opportunità di stare seduti per qualche secondo. E magari mangiare
qualcosa. E non dietro le file di "caschi blu", ma davanti, pronti a
fuggire o a ribellarsi nuovamente contro qualche altro simboo di ciò in cui
non credono e che vogliono mettere in crisi.
Probabilmente sono gli unici vincitori di questa inutile tragedia durata
tre giorni. Gli unici che hanno avuto successo nei loro intenti. Gli unici
che hanno riempito giornali e TV, più degli otto messi insieme. Più di
qualunque altro movimento all'interno del GSF. Che invidia per le tute
bianche! Per noi il problema è comunque risolto. Loro sono i violenti. E'
stata tuttta e solo colpa loro. Se potessimo vedere bene la mano che sporge
da quella maledetta cammionetta, tra qualche giorno probabilmente ci
troveremo tatuata una "A" cerchiata.
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