Tactical Media Crew

 
  Reply   |   Index by Thread   |   Index by Date

From: tactical
Date: Sun, 5 Aug 2001 13:38:11 +0200
Subject: [tacticalmedialist] Bolzaneto, l'accusa
 


tratto da Repubblica.it

I magistrati genovesi hanno ormai raccolto testimonianze abbondanti e 
concordanti su quanto è accaduto nella caserma

Bolzaneto, l'accusa dei pm "Fu un luogo di tortura"


Il problema è individuare i singoli responsabili delle sevizie. Chiunque 
poteva entrare e picchiare?

di MARCO PREVE


GENOVA - Nell'inchiesta giudiziaria sui fatti di Bolzaneto entra la parola 
tortura. Imputazione che non esiste nel nostro codice penale ma che, 
sostanzialmente, potrebbe essere contestata ai picchiatori della caserma 
attraverso un concorso di reati, dalle lesioni alla violenza privata 
aggravati dall'"aver adoperato sevizie o l'aver agito con crudeltà". Accuse 
cementate da un articolo del codice - citato in conferenza stampa dal 
procuratore capo Francesco Meloni - che è il 608, quello che punisce gli 
abusi dell'autorità nei confronti di persone arrestate o detenute. Davanti 
alle telecamere nessuno si sbilancia, ma quando le porte si chiudono i 
magistrati, non possono nascondersi che "anche se siamo all'inizio del 
lavoro, i racconti delle violenze, le testimonianze fotocopia di decine di 
persone che in ore e in giorni diversi sono transitate nel carcere del G8, 
fanno pensare a un metodo sistematico di torture, a vere e proprie 
violazioni dei diritti dell'uomo". Detenuti costretti a stare in piedi 
anche per 15/16 ore, divieto di andare in bagno, manganellate sotto le 
piante dei piedi, teste sbattute contro i muri, calci, insulti, offese 
(l'avvocato Simonetta Crisci annuncia una denuncia anche per violazione 
della legge Mancino sul razzismo), filastrocche naziste cantate dai 
carcerieri o fatte cantare a suon di sberle ai detenuti, medici che a gente 
con la testa rotta dicevano "abile e arruolato". Le stesse storie su decine 
di verbali italiani, tedeschi, svizzeri, inglesi.

Non siamo stati noi, dissero a turno i poliziotti del Reparto Mobile e gli 
agenti della polizia penitenziaria presenti, in numero consistente, anche 
con le teste di cuoio del Gom. "Quando sono stato a Bolzaneto nella notte 
di sabato e ho visitato personalmente l'area detentiva, non ho visto nulla 
di irregolare" disse il ministro di Grazia e Giustizia Roberto Castelli, e 
tutto si svolse con assoluta normalità anche per i responsabili in loco 
della struttura, Alessandro Perugini funzionario Digos, Anna Poggi 
vicequestore aggregato, e pure per Alfonso Sabella, magistrato e alto 
dirigente del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria che l'altro 
giorno in procura è stato sentito, e ha portato i primi registri con gli 
elenchi del personale impiegato nei vari turni.

Anche se i pm Monica Parentini, Patrizia Petruzziello, Enrico Zucca e 
Francesco Pinto ripetono fino alla noia che per ora stanno raccogliendo le 
testimonianze di chi è passato nella caserma di via Sardorella, si intuisce 
che dietro all'ennesimo scaricabarile tra le forze dell'ordine potrebbe 
esserci di nuovo la confusione, l'anarchia che ha generato anche il 
pasticcio del blitz alla Diaz. Perché è vero che a Bolzaneto c'era chi 
comandava, ma, sembra emergere dalle prime ricostruzioni, i regolamenti 
sarebbero stati riscritti. Ad esempio, le severe norme che regolano 
l'ingresso in una struttura carceraria anche per gli appartenenti alle 
forze dell'ordine, nei tre giorni di delirio del G8 vennero cancellati. 
Negli stanzoni dei reclusi entrava chiunque. Gli agenti della penitenziaria 
avrebbero aperto le porte anche a chi non era autorizzato. Bastava 
appartenere all'armata dei bravi ragazzi, essere "uno di noi", poi si 
poteva picchiare, insultare, oppure semplicemente (e tanti lo hanno fatto) 
guardare.

Nelle prime denunce presentate alla procura e dai tantissimi stralci degli 
interrogatori di convalida trasmessi dai gip ai piemme, la descrizione 
delle violenze e dei soprusi, si comincia sempre con le botte, si prosegue 
con forme di detenzione che sfiorano il sadismo, e si finisce con insulti e 
offese quasi sempre di natura politica (Che Guevara bastardo, inni a 
Pinochet, per i comunisti è finita, e via di seguito). A differenza di 
quanto accaduto alla Diaz, dove è difficilissimo riuscire a individuare i 
singoli agenti responsabili delle violenze, a Bolzaneto questo compito 
potrebbe risultare più semplice una volta ricostruito l'organigramma e gli 
orari del personale indicato nei registri dei turni. E per riuscire a 
definire anche le responsabilità dei vari corpi il pool di pm ha fatto 
acquisire tutte le divise indossate nei giorni del summit dai poliziotti, 
dagli agenti penitenziari e anche dai carabinieri che, in numero ridotto, 
erano presenti anche loro. Inoltre, il video che un consulente ha filmato 
l'altro ieri nel corso del sopralluogo dei magistrati con tre dei ragazzi 
che hanno presentato denuncia, servirà durante gli interrogatori per far 
indicare ai testimoni i luoghi delle violenze. Una scelta decisa per 
evitare a tanti un traumatico ritorno nella prigione della paura.

  -------------------------------------------------------------------

    |||||||||T|a|c|t|i|c|a|l|||||||M|e|d|i|a|||||||L|i|s|t|||||||||

              per scrivere o rispondere ai messaggi,
                scrivi a: tacticalmedia@squat.net

            archivio: http://squat.net/tmc/maillist.html
           help e comandi http://www.tmcrew.org/lista.htm

  ---------------------- keep.free.media.free ------------------------



 

[Thread Prev] [Thread Next] Index [Date Prev] [Date Next] Index