Sollecitata da Atzok rendo pubblica questa e-mail che per evitare di
appesantire la lista fa parte di uan serie che, con Enico, ci siamo
scvambiati in privato. Enrico era d'accordo, se volevo a renderla
pubblica.
Gia' che ci sono approfitto per aggiungere una postilla: atzok parla
di guerra, Enrico parla di guerra.
Atzok scrive:
>In guerra si mobilita tutte le energie di una collettivitý e nella
>guerra per bande troppi sono relegati a fare il tifo, in sostanza a
>"sostenere i nostri", quei nostri che, loro sÏ e per motivi facilmente
>comprensibili, non discutono con te le cose ma chiedono solo approvazione e
>sostegno.
In guerra si mibilitano tutte le energie di una collettivita'??????????
Ma le guerre le dichiarano, da che mondo e mondo i capi degli stati e
le collettivita', ovvero la popolazione civile, finisce schiacciata
sotto le bombe che altri capi di stato hanno inviato.
E anche le guerre di liberazione, che non sto qui a precisare che
sono altro, come ad esempio la resistenza, sono state combattute da
una minoranza armata aiutata da milioni di piccoli gesti di persone
che nella loro fortissima determinazione, rischiavano la morte come i
partigiani, si sono incaricate di rendere possibile il ritorno alla
pace evitando che il tutto si limitasse ad uno scontro armato. Molte
di queste persone erano donne.
Questo per dire che una guerra, nessuna guerra, mobilita energie,
viceversa le distrugge e poi qualcun'altro deve incaricarsi di
ricostruirle.
PS. Scusate e' venuta un po' lunga
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>Scusami se non ti sei potuta fare una tranquilla passegiata e un tranquillo
>week-end.
>Se puoi, dall'alto della tua nonviolenza, scusami.
>Scusami se combatto per gli infiniti morti che sono stati,sono e saranno.
>Scusami se lo faccio in maniera decisa, pericolosa. Scusami se i miei
>"amici" poliziotti ti hanno sporcato i panni appesi.
No, non ti scuso affatto.
Non ho dato un giudizio morale o estetico della violenza, bensi' un
giudizio politico. In quel caso, come in moltri altri, era non solo
inutile ma dannosa.
Rifiuto l'idea che qualcuno, inclusi i non violenti mi verrebbe da
dire, possa dire chi e' dentro e chi e' fuori da un movimento.
Sono i soggetti stessi, proprio in quanto soggetti, che decidono dove
e quando stare.
E, vedi, e' molto comodo dire che gli altri, le altre, che scelgono
pratiche politiche diverse da quelle che adottiamo noi non sono
compagni (?!) o, specularmente, che sono tutti prezzolati dalla
polizia.
La verita' e', caro mio, che questo movimento avra' forza finche' le
diverse anime, che sono tante e tutte legittimate, saranno capaci di
trovare tra loro un dialogo politico, dividendosi se serve, come si
e' fatto a Praga per colori, cosi' da rendere palese a chi si mette
in uno spezzone che cosa gli/le accadra'. Ma rendendo chiaro che
esiste un fine comune rappresentato da pratiche diverse.
Si pone il problema, che davvero andra' affrontato a costo di farsi
del male, di chi puo' parlare a nome di chi, di che fare quando le
pratiche politiche che ciascuno/a liberamente adotta confliggono con
quelle degli altri.
In altre parole non serve, anche se fa la sua porca figura sui media,
portare trecentomila persone in piazza se non si trova una
piattaforma comune minima intorno a cui lavorare e scontrarsi.
Non e' il conflitto che mi preoccupa, ne' il dover discutere con
persone che fanno, a differenza di me, della violenza uno strumento
di lotta.
Mi preoccupa piuttosto la tendenza a semplificare, che vedo dalla mia
e dalla tua parte, laddove invece la complessita' si fa piu' che mai
necessaria se si vogliono affrontare i temi veri, che non sono
attaccare fiori sulla rete o bruciare macchine, ma garantire a
tutti/e il diritto al cibo, ad avere un tetto, un lavoro che non sia
simile alla schivitu', la cittadinanza, l'istruzione, a fare e
ricevere informazione e, lo metto per ultimo ma per me e' il primo,
all'autodeterminazione sul proprio corpo.
I manicheismi e le scomuniche reciproche non ci aiuteranno a
risolvere neanche uno di questi problemi. E neanche a capirli.
Ed e' di questo che non ti scuso: di essere caduto nella trappola
tesa da chi vuole che la contrapposizione sia tra chi, dopo un
percorso ha scelto la non violenza come pratica prevalente del
proprio agire politico e chi, come te ritiene che rompere le vetrine
di una banca sia significativo non come gesto in se' ma come
rappresentazione simbolica dell'attacco a quel che la banca
rappresenta, invece che contro il liberismo e i suoi effetti (scusa
ma la parola globalizzazione mi sembra generica e troppo soft, e
quindi non la uso).
Non ti scuso perche' non capire che prendere me e la mia pratica come
oggetto del tuo livore e' un abbaglio pericoloso, che mi fa perdere
energie e tempo. Lo stesso vale, ovviamente, al contrario.
Mi chiedo quindi, stante che le nostre pratiche confliggono e che non
sono riconducibilli ad una mediazione, che si fa? se ne parla o ci
si scambiano inutili accuse?
ah, un'ultima cosa:
>Scusami se rubo e butto il tuo dimagrante e nutriente latte di
>soia,
Cazzarola finalmente ho scoperto perche' peso quasi 90 kili! ma sta'
attento che se ti riavvicini alla mia dispensa chiamo la polizia :-)
PS. Non sono della rete Lilliput. Sono femminista.
>Al che ti rispondo in privato.
>
>Ma quella mail e' nata da una sensazione di superficialita' che ho avuto nel
>leggere la tua prima lettera "un tranquillo week-end di terrore":
>Tu scrivevi di fatti e avvenimenti come se ti fossi preparata ad una vacanza
>e non ad una tre giorni di controeducazione.
Io mi ero preparata a manifestare *pacificamente*, sapendo che altri,
le tute bianche e i BB, avevano scelto altri modi di stare in piazza.
Mi aspettavo, sì, della gioiosita' dalla manifestazione, non so se
per te e' una colpa o un atteggiamento superficiale, a me da' gioia e
forza fare una manifestazione di trecentomila persone.
E, te lo dico francamente, diffido di coloro che, troppo impegnati a
fare la rivoluzione, non si accorgono della bellezza che li circonda.
B. brecht ha scritto in "Me Ti il libro delle svolte" , mi pare, la
parabola di un discepolo a cui il maestro toglie la guida della
macchina ogni volta che, troppo concentrato su quel che fa, lascia
spegnere il sigaro.
La cupezza fiacca lo spirito, non pensare che sia un caso che i
potenti della terra costringono miliardi di persone a vivere in posti
brutti, senza sole e senza colori.
Ma non so se capisci di che parlo, probabimlmente comunque non lo
condividi e segnamo qui un'altra differenza.
>Sentire
>parlare di Seattle distrutta era per tutti molto rivoluzionario due anni fa,
>ora, dopo aver scoperto che il popolo di seattle lo conosciamo grazie al BB,
tutti gridano alla nonviolenza, ed al ritorno a metodi di lotta non violenti.
Per me la non violenza e' un approdo alla fine di un percorso, non la
ritengo naturale ne' estendibile ad altri che non abbiano il mio
percorso.
Come ti ho detto non do' giudizi morali, trovo anzi che morale e
politica debbano restare separate il piu' possibile: i risultati di
questa unione sono sotto gli occhi di tutti, ad esempio in
Afghanistan e sono proprio le donne a pagarne lo scotto.
Ma se tu conosci il "popolo di Seattle", se lo chiami cosi' anche tu
non devi essere poi cosi' immune dall'influenza dei media, *grazie al
BB*, io conosco le donne che si battono contro gli effetti che il
liberismo ha sulle loro vite da molti anni, e non posso fare a meno
di confrontare i BB con le donne indiane che avvolte nei loro sari
colorati si incantenano agli alberi, parliamo di dieci anni fa!, per
evitare che le multinazionali distruggessero il bosco che dava loro
legna, acqua e cibo, per farne una base militare.
Loro hanno ottenuto che la base non si facesse, erano belle,
immagino, colorate, determinate e non violente, come vedi la bellezza
puo' essere rivoluzionaria, e non c'e' contraddizione tra gioiosita'
e radicalita'.
>
>Ma poi di quale non violenza si vestono questi signori radical chic?
>Una nonviolenza contro il sistema internazionale di mercato certamente.
>Ma nei confronti di coloro che deturpano e distruggono i simboli del
>sopracitato mercato la non violenza finisce, tale l'indignazione, e allora
>giu' botte o spifferate. "Mi raccomando, chi del materiale sul BB lo
>consegni a noi cosi' che poi li mandiamo tutti dentro". Nonviolenti... la
>parola che piu' si addice a codesti personaggi e' guardie, infiltrati.
A dire il vero non ho visto tanti BB picchiati dai manifestanti e
neanche dalla polizia.
Comunque non e' la delazione dei BB che mi interessa, ma questo non
significa che io abbia delle ambiguita' nei loro confronti: trovo
quel metodo di lotta facilmente strumentabilizzabile, scenografico ma
poco efficace.
Non voglio vederli, vedervi, in galera.
Io in galera non ci vorrei vedere quasi nessuno, ma non permetto a
nessuno di venire ad una manifestazione che e' anche mia imponendomi
una pratica che e' loro, e che io non ho scelto.
Io ero a Piazza Manin quando sono arrivati i BB, hanno fronteggiato
noi, minacciandoci con le mazze che avevano in mano, io questo lo
chiamo un atto di aggressione stupido e sbagliato, non volevo
intervenisse la polizia, che per altro ha caricato me!, ma penso che
sia stato un errore non fare un servizio d'ordine difensivo e
lasciare che i BB potessero inserirsi in spezzoni di corteo imponendo
loro una pratica che non era condivisa dalle persone che si trovavano
li'.
Direi che, accettando la tua logica dei gruppi contrapposti, tra BB e
GSF, continua a serpeggiare l'idea di essere pienamente nel giusto, e
che quindi l'altro/a sia pienamente nel torto.
Buona fortuna ma non credo che un dialogo sia possibile con queste premesse.
Per parte mia aggiungo solo che il movimento femminista che da anni
si fa nell'indifferenza di tutti voi le sue battaglie non contro la
globalizzazione ma contro il liberismo, la mercificazione dei corpi e
della vita, e' stato totalmente incapace di esprimere, qui in Italia,
una elaborazione capace di dialogare con le altre anime e anche di
questo dovremmo parlarne, ma certo questa e' un'altra storia.
Scusami, sono stata confusa e, rilegendomi poco incisiva. MA boh, non
mi viene in altro modo.
Magari la prossima volta.
----------- END DIALOGO CON ENRICO -------
PS. per Enrico mi manca una tua e-mail nel mezzo, quindi se vuoi rinviala tu
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Cristina Papa
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