Testo letto da Pralina al funerale di Horst.
29/12/2001
Per Horst.
Queste sono poche righe davanti alla vita straordinaria di un uomo che non
si è mai risparmiato, che non ha mai fatto calcoli, che non ha mai avuto
paura davanti agli sbirri neanche quando gli sparavano addosso per
ucciderlo, e non riuscendovi cercavano di seppellirlo in carcere, di
disgregare i suoi affetti e la sua vita con mille ricatti e mille metodi
coercitivi, ricatti affettivi squallidi...Horst non si è mai piegato davanti
al potere, ha soltanto mostrato il suo lato tenero, il suo lato di bambino
indifeso che urlava "IL RE E' NUDO!!" e per questo suo lato l'ho amato
disperatamente e noi tutti gli abbiamo voluto bene. Pur conoscendo la sua
vita e la sua storia e non essendo sempre d'accordo con le sue scelte. Negli
ultimi tempi, Horst aveva una voglia incredibile di avere una vita
"normale", la vita "normale" non è quella vita insulsa vuota da ogni
tensione esistenziale, ma una vita che rendesse giustizia anche al bambino
che era in lui, anche all'artista che era in lui, che usciva dopo 40 anni di
carcere, e anche a me, che avevo subito tante pesanti umiliazioni ma non per
questo piegata o doma, e che per questo potevo comprendere più di tutti la
condizione di disgregazione familiare e di carcerazione umana che va ben al
di là dell'istituzione carcere.
Questi 5 anni per noi sono stati certamente difficili, ma belli, pieni di
tensioni; il rapporto con Horst era di assoluta sincerità, come diceva lui
"tu sei la persona più pulita che io abbia mai conosciuto ed io ti voglio
bene come un padre, perché per me sei proprio come una bimba"; il rapporto
con Horst era di grandissima sensualità, di erotismo, di gioco, di pazzia,
di progetti da realizzare, di amicizie da vivere, noi avevamo una bellissima
casa immersa nel verde e ultimamente anche un cane, ma nessun lusso né agio,
la nostra bella casa costruita per lui da Libero che lui chiamava "il nostro
nido" aveva problemi urgenti e costanti di essere sistemata e questo lo
sanno solo quelli che ci frequentavano, quei pochi che ci davano una mano
per renderla vivibile. Per la mancanza di soldi i lavori procedevano a
rilento e alcune volte "riciclavamo" i mobili dall'immondizia, ma noi
eravamo felici. Eppure, con mille problemi, qualche piccolo lusso ce lo
concedevamo senza chiedere niente a nessuno. Niente di più e niente di meno
di qualche pranzo o qualche cena, Horst era stanco di mangiare la sbobba
schifosa del carcere...
Siamo stati dignitosi in tutto, e ci siamo voluti un bene immenso, un bene
vero, che non si può neanche quantificare. Questo era sicuramente il nostro
momento più difficile: Horst usciva dal carcere alle 6 del mattino per
andare a lavorare con il buio e con il freddo; lavorava in magazzino con la
giacca addosso per ripararsi dal freddo, aveva dei problemi di salute
abbastanza seri che non aveva raccontato con nessuno (poiché quando un
semilibero sta male... deve tornare in carcere), tornava a casa per
trascorrervi appena tre ore, tornava in carcere rigorosamente per le 10 di
sera con qualsiasi tempo, dormiva appena due o tre ore per notte, perché
nelle sezioni semiliberi ci sono molti problemi. Era molto stanco, sofferto,
dimagrito, e soprattutto dormiva pochissimo.
Eppure, anche in questa condizione (che alla maggior parte dei compagni era
oscura), c'era un po' di spazio per noi. Allora le piccole cose quotidiane,
preparargli un caffè, cuocergli un piatto di tagliatelle con il ragù fatto
in casa, acquistavano il significato di casa vera, di vera famiglia.
Gli dicevo, ora che abbiamo lottato tanto per farti avere la semilibertà e
che stiamo aspettando la grazia, se tu facessi qualche altra stupidaggine
non solo butteresti nella merda le poche persone che hanno creduto in te, ma
rovineresti tutto.
Ma evidentemente la tensione per la libertà in lui era troppo forte, e un
giorno senza farmene partecipe mi ha messo davanti al fatto compiuto. La
telefonata del suo avvocato, una bastonata sul collo mentre tornavo in treno
a casa con un assegno in tasca. Avevo appena venduto due ritratti, ero
felice perché lui mi spronava a disegnare, ma anche perché dietro quella
commissione c'erano speranze concrete per entrambi...
Io non giudico lui e il suo gesto fragile e in fondo ridicolo ma questo
sistema di merda che non ha saputo offrirgli altro che un duro lavoro in
magazzino alla sua età (62) e ancora tanti anni di carcere davanti.
Il dolore che sto provando, davanti a una fine così ingiusta, così assurda,
ma così "normale": dato che in carcere ci vanno soltanto i poveracci...non
potete neanche immaginarla.
Restano piccole e grandi umiliazioni, mai perdonate e mai dimenticate, che
un giorno renderò veramente pubbliche.
Horst, il mio dolce e buffo Horst, è volato via per sempre e non tornerà mai
più in nessun carcere. Ti porterò per sempre nel mio cuore e onorerò per
sempre la tua memoria, il tuo coraggio, le cose che hai scritto, quelle che
hai detto, la voglia che io diventi una grande artista. E insieme la memoria
di mamma Bertha, di Maria, di Libero, con amore. Grazie Anna 1 e 2, grazie
Loris, grazie Luigi, ti voglio bene Jacopo. Grazie avvocati che avete
creduto in noi e che ci siete stati amici. Grazie a tutti gli amici e amiche
che ci sono stati vicini. Carlo libero. Viva l'Anarchia!!
CIAO TOPOLINO!! La tua Pralina Fantazzini
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