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From: Collettivo Spartakus
Date: Wed, 3 Apr 2002 14:58:13 +0200
Subject: [tacticalmedialist]Palestina: Azioni da
 




  Di seguito ci sono alcune proposte. DA SOTTOSCRIVERE!!!

1)-----Boicottare l'economia israeliana-----

Tra Intifada e crollo del Nasdaq

Boicottare l'economia israeliana in solidarietà con la Palestina. Come?
Nell'autunno dello scorso anno, un gruppo di progressisti israeliani scrisse
un documento che circolò rapidamente in tutto il mondo contenente un appello
al boicottaggio dell'economia israeliana.
Lo strumento del boicottaggio internazionale - sosteneva il documento - si
era rivelato molto efficace per piegare il regime dell'apartheid in
Sudafrica. Nel momento in cui il governo Sharon e la sua vasta rete di
sostegno politico, economico e diplomatico internazionale dichiaravano la
"guerra infinita" contro il popolo palestinese, l'appello al boicottagio
internazionale diventava uno strumento di pressione qualificante per indurre
le autorità israeliane a cessare l'occupare militare e coloniale della
Palestina.
Una vasta rete di associazioni e comitati a livello europeo ha fatto proprio
quell'appello, cominciando qua e la a indicare e praticare forme ed
obiettivi di questa campagna di boicottaggio economico. Ma nel caso di
Israele, vanno individuati e compresi dei fattori che costringono strumenti
di pressione internazionale come il boicottaggio a misurarsi con diversità e
condizioni oggettive che possono rendere più o meno efficace questo
strumento.

Tra Intifada e...crollo del Nasdaq

Molti documenti e analisi economiche illustrano quanto le conseguenze
dell'Intifada palestinese abbiano in qualche modo inciso su alcuni settori
dell'economia israeliana. Alcuni osservatori parlano di una "Israele in
ginocchio" e - specularmente - di "disastro per l'economia palestinese"(1).
I settori dell'economia tradizionale israeliana (agricoltura, edilizia,
turismo) hanno visto crollare il loro contributo al prodotto interno lordo
di Israele. Il blocco della manodopera palestinese assediata nelle proprie
città o nei campi profughi, le condizioni di insicurezza negli insediamenti
coloniali e nelle principali città, hanno visto ridurre l'attività edilizia
e agricola e crollare del 54% il turismo nelle città israeliane o nelle
città palestinesi sotto il controllo militare israeliano.
Gli investimenti stranieri totali in Israele sono diminuiti dai 5,82
miliardi di dollari del 2000 ai 2,54 miliardi dei primi sei mesi del 2001.
Gli investimenti diretti esteri (IDE) caratterizzati dall'acquisizione di
almeno il 5% di una azienda o società israeliana, sono diminuiti del 26%.
Indicativo anche il declino degli investimenti stranieri nella Borsa valori
di Tel Aviv, durante i primi sei mesi del 2001, quasi un miliardo di dollari
S stato ritirato dalla Borsa
Secondo gli analisti economici israeliani, a mettere in crisi l'economia
israeliana non è stata solo l'Intifada, ma soprattutto il crollo del Nasdaq
e la stagnazione complessiva delle maggiori economie capitaliste del mondo
con le quali - soprattutto con quella statunitense - il modello economico
israeliano appare fortemente integrato.

Infatti le alte tecnologie e le biotecnologie costituiscono circa il 54%
dell'export israeliano. Circa 90 imprese israeliane sono quotate al Nasdaq
di New York (la cifra sale a circa 200 se si prendono in esame gli stock su
Wall Street). Negli anni Novanta, l'economia israeliana si era fortemente
trasformata in funzione del boom della new economy. In condizioni di "pace"
l'afflusso di investimenti esteri o di turisti era stato elevato. Nei primi
nove mesi del 2000 (2) la crescita israeliana era stata del 7,8%. Nel quarto
trimestre, investito dall'esplosione della seconda Intifada palestinese,
settori come il turismo e l'edilizia sono stati duramente colpiti facendo
recedere il tasso di crescita al 5,9%.

Ma a questa tendenza al rallentamento dovuta all'escalation dello scontro
con la resistenza palestinese, si aggiunge - tra la fine del 2000 e l'inizio
del 2001 - la caduta del Nasdaq, la borsa dei titoli tecnologici di New
York, sul quale faceva affidamento gran parte del nuovo modello economico
israeliano.
Nonostante questi due indicatori negativi, l'agenzia di rating Moody's
pubblicava una interessante valutazione sul debito pubblico israeliano
regalandogli un invidiabile A2 perché, a loro avviso, "l'economia israeliana
è sempre meno vulnerabile ai fattori di geopolitica regionale". Una stima
ottimistica e un po' manipolata o incompetenza degli analisti di Moody's? La
ripresa del conflitto contro i palestinesi ha portato solo ad un lievissimo
deprezzamento dello shekel, la valuta nazionale. Ciò indicherebbe una
solidità del sistema economico israeliano. Stanno veramente così le cose? In
parte si e in parte no visto che gli investimenti diretti esteri ed anche
gli investimenti finanziari nella Borsa di Tel Aviv sono drasticamente
diminuiti.

Infatti tra Intifada da una parte e crollo del riferimento strategico del
Nasdaq, il boom delle esportazioni israeliane è stato bruscamente
modificato. Nel corso del 2000 il tasso di crescita dell'export era stato
del 22,7%. Scomponendo questo dato si evidenzia il dualismo dell'economia
israeliana. L'export di componenti elettroniche era cresciuto del 150%
rispetto all'anno prima, quello delle telecomunicazioni e strumenti di
controllo era cresciuto del 30,3% (questi due settori da soli costituivano
il 46% delle esportazioni totali israeliane), i prodotti a media tecnologia
nella chimica e meccanica erano cresciuti del 18,2 e dell'11,1%, mentre i
settori tradizionali come agricoltura e tessile erano cresciuti solo dell'1%
e dello 0,2%, in pratica niente. Il boicottaggio di questi due settori
dell'economia israeliana ha dunque un valore più simbolico che effettivo. Il
che non ne annulla affatto l'importanza, soprattutto per la possibilità di
una controinformazione capillare a livello di massa davanti ai centri
commerciali o ai supermercati.

Israele puntava molto sul boom del turismo. Nel 2000 erano giunti nel paese
2,67 milioni di visitatori. Nel 2001 se ne aspettavano 3 milioni ma ne sono
arrivati solo 1,2 milioni (il 54% in meno dell'anno precedente). Anche in
questo settore si evidenzia un fattore di crisi dell'economia israeliana che
rende al momento fortemente simbolica ma non strutturale una campagna di
boicottaggio del turismo.

SU QUALI SETTORI PUO' ESSERE PIU' EFFICACE IL BOICOTTAGGIO DELL'ECONOMIA
ISRAELIANA?

1. LE RELAZIONI ECONOMICHE TRA ITALIA E ISRAELE

Secondo la Camera di Commercio Italo-Israeliana, l'interscambio commerciale
tra i due paesi nel 2000 aveva raggiunto i 2,5 miliardi di dollari. Gli
investimenti economici italiani pi- rilevanti sono stati quello delle
Generali (presenti nel mercato assicurativo israeliano attraverso la Migdal
e in quello finanziario attraverso una quota dell'8,5% della Banca Leumi-le,
la quale, è stata recentemente coinvolta in uno scandalo sul riciclaggio di
denaro che ha investito la Societè Gèneral e il mondo creditizio francese).
C'è poi quello della Telecom (che possiede la maggioranza della società
telefonica israeliana Golden Lines, si appresta a varare un cavo sottomarino
tra Israele e Mazara del Vallo ed è entrata con Telecom Italia Lab, nel
fondo Jerusalem Global Ventures).
Sempre nel settore delle alte tecnologie va segnalato il fotoricettore della
CDB Web Tech, una società fondata da Carlo De Benedetti (presidente e
azionista di controllo - tramite la Cofide - del gruppo CIR) specializzata
nelle tecnologie della comunicazione (infrastrutture, applicazioni e
servizi) con particolare enfasi sui servizi Internet senza fili.Il Gruppo
CIR ha compiuto un grosso investimento nel consorzio HG3 (già Andala) ed ha
acquistato una delle cinque licenze per l'UMTS.
Infine c'è da segnalare quello dell'Italgas che è uno dei quattro consorzi
che ha vinto la pre-selezione per una rete di gasdotti tesi a ridurre la
dipendenza israeliana dal petrolio. Si tratta quindi di iniziare una
campagna di pressione e boicottaggio su Generali, Telecom, CIR e Italgas
tesa ad ottenere il disinvestimento da Israele.

Il 13 giugno 2000 a Bologna è stato firmato dai Ministri dell'Industria e
Commercio Enrico Letta (Ulivo) e Ran Cohen l'accordo bilaterale che prevede
la cooperazione tra i due paesi n,ei seguenti settori: medicina, sanità,
organizzazione ospedaliera ma anche - e qui si fa interessante -
biotecnologie, agricoltura, scienze dell'alimentazione, nuove fronti di
energia, sfruttamento delle risorse naturali, applicazioni informatiche
nella ricerca, spazio, tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni,
software ovvero i settori strategici e di punta del nuovo modello economico
israeliano. In Italia, il disegno di legge per l'attuazione di questo
accordo bilaterale prevede uno stanziamento annuo di 1 milione di euro per
il periodo 2001-2003 a valere sul bilancio del Ministero degli Esteri.
Dunque, in primo luogo occorre chiedere il congelamento immediato di questo
accordo e degli stanziamenti previsti.

2. LE COLLABORAZIONI IN CAMPO SCIENTIFICO E STRATEGICO

Nel 1999, Israele ha concluso accordi di cooperazione con l'Unione Europea
che gli consente di partecipare al quinto programma quadro di ricerca e
sviluppo tecnologico. Imprese e centri di ricerche israeliane partecipano
con circa 200 progetti già approvati con un ritorno economico per circa 55
milioni di dollari a fronte di un contributo israeliano di circa 32 milioni
di dollari.
In questo caso occorre iniziare la pressione verso l'Unione Europea affinché
cessi ogni programma di collaborazione tecnologica con Israele.

Israele, insieme all'Italia e ad altri paesi europei, è membro fondatore del
Laboratorio Europeo di Biologia Molecolare di Heidelberg, creato nel 1973,
che porta avanti ricerche connesse con le Biotecnologie. Il 35% dei
ricercatori S inoltre impegnato nel campo delle cosiddette "scienze della
vita" che utilizzano il 45% dei fondi destinati alla ricerca accademica.
Le ricerche israeliane sulle biotecnologie sono direttamente sostenute dal
governo attraverso il Ministero dell'Industria e Commercio e il Ministero
della Scienza, Cultura e Sport che hanno istituito da tempo un apposito
"National Biotechnology Steering Committee". Le Biotecnologie rappresentano
uno dei cinque settori di importanza strategica per Israele insieme alla
microelettronica, i materiali avanzati, la opto-elettronica e le tecnologie
dell'informazione.

Occorre individuare le collaborazioni e la commercializzazione di questi
prodotti di punta israeliani sul mercato delle biotecnologie e nel mercato
farmaceutico italiano e chiedere che venga sospeso ogni rapporto economico.

I PRODOTTI BIOTECNOLOGICI ISRAELIANI E LE IMPRESE CHE LI PRODUCONO

Biotecnologie farmaceutiche:

Prodotto     Azienda                                 Patologie

REBIF     InterPharm Laboratories Ltd.     Sclerosi multipla
Lotamax  Alrex Pharmos                           Oftalmici
Ormone d.crescita Biotecnology Industries Ltd.
Copaxone Teva Pharmaceutical Ind.Ltd     Sclerosi multipla
Orgenics                                                    AIDS,epatiti
Healtcare Tecnol.-Savyon D.                     AIDS,epatiti
D-Pharma Ltd.                                           Epilessia


Biotecnologie agroalimentari

Vegetali e colture da campo,sementi ibride (società Hazera,1939 Ltd)
Pomodori resistenti al calore e al virus y.l.c.(soc.Zeraim-Gedera)

Nel caso particolare della Hazera 1939 Ltd. questa è presente anche in
Italia dove ha sviluppato sementi ibridi per ortaggi, verdure e frutta
"studiati" per dare la massima resa nella coltivazione ed in particolare
sementi per pomodori "particolarmente forti e resistenti".
La Hazera è presente in Italia attraverso la COIS 94 che ha sede a Catania.
Di fatto ci troviamo in presenza di una società che, come la Monsanto, sta
producendo e distribuendo sementi transgeniche sul mercato italiano
nonostante esista una legge dello Stato (italiano) che lo vieta.

Occorre attivare soprattutto in Sicilia una campagna di pressione sulla COIS
94 affinché receda da queste produzioni ed attivare campagne di
convincimento sui coltivatori locali (e non solo) affinché cessino di
acquistare sementi ibride dalla COIS '94


ALTRE AZIENDE ISRAELIANE IN ITALIA

Oltre alla Hazera 1939 Ltd. la Camera di Commercio Israelo-italiana, ha
premiato altre quattro società israeliane che operano con successo sul
mercato italiano.

1) La EFRAT Future Technology Ltd che è il braccio israeliano della società
americana COMVERSE esperta nello sviluppo di sistemi avanzati per i servizi
di telefonia (centralini e segreterie centralizzate). Ha prima raddoppiato e
poi triplicato le esportazioni in Italia. La COMVERSE ha sede a Cernusco sul
Naviglio (MI).

2) la ISCAR, ha fondato una sua filiale sin dal 1983 ed è una delle maggiori
esportatrici israeliane in Italia. produce utensili da taglio soprattutto
per l'industria automobilistica. La ISCAR Italia SrL ha sede a Orbassano
(To).

3) La AL FILTERS, produce filtri carburante per l'industria automobilistica.
E' fornitrice anche della General Motors e della Bosh. Non ci sono ancora
elementi che provino la sua collaborazione diretta con la FIAT ma solo con
la GM (socio della Fiat). Non è nota la sua sede in Italia.

4) La NAAN Irrigation Systems. E' una azienda nata nell'ambito di un
kibbutz. Produce sistemi avanzati di irrigazione. Tre anni fa è stata creata
la NAAN ITALIA SrL che è al 75% di proprietà israeliana. Ha sede a Milano
città.

Occorre iniziare una campagna di informazione e boicottaggio sugli
acquirenti di queste aziende chiedendo di cessare la collaborazione
commerciale con le stesse.

In Italia gli ogm e i veleni "made in Israel"
Il boicottaggio dei prodotti israeliani come parte della battaglia per la
difesa della salute e della sovranità alimentare. Il caso Jaffa e Hazera

Il settore agroalimentare Israeliano è strettamente collegato alle
Biotecnologie, alla Ricerca, alle tecnologie e al settore Farmaceutico.
Nella parte precedente del dossier S stata segnalata la Hazera Genetics, la
più grande società sementiera Israeliana e leader a livello mondiale. La
Hazera Genetics utilizza programmi di "miglioramento genetico" in
collegamento con le principali Università e centri di ricerca Israeliani. La
Hazera commercia sementi in oltre 50 paesi del mondo.
In Italia è presente con il marchio COIS 94 e ha sede in C.da
Valatelle,18-Belpasso (CT) (www.cois94.it).
Come dice l'ampia pubblicità il "seme forte" di questa società è il pomodoro
"Rita" e il "Naomi".
Per quanto riguarda i pompelmi, va detto che quelli con il marchio Jaffa
hanno un'elevata percentuale di tiabendanzolo (E233), un conservante
altamente tossico il cui studio in ambito comunitario è stato affidato alla
Spagna, paese che in Europa è tra i Leader nelle colture Transgeniche e uso
intensivo di Pesticidi e Fitofarmaci.
La commissione europea, sulla base dello studio effettuato dalla Spagna, ha
emanato in data 5 Luglio 2001 una direttiva ( 2001/21/CE) alla quale gli
stati dell'Unione Europea dovranno mettere in vigore,entro il 10 Luglio
2002, disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie
per conformarsi alla direttiva.
Inutile dire che la commissione di studio ha affermato che il "Tiabendanzolo
non costituisce un rischio inaccettabile per gli organismi" ma allo stesso
tempo raccomanda una prevenzione e presa di misure adeguate. La legge
attuale prevede che nell'involucro della frutta o sul frutto sia riportata
la dicitura "Trattato con".
Diversi Studi Scientifici, come quello del Prof. Cristaldi, dimostrano
l'alta nocività del Tiabendanzolo il quale può avere effetto mutageno.
In Italia l'importatore è la COFRES con sede a Verona, Traversa strada
dell'Alpe 23, la società è incorporata dalla fusione di Fruttital Verona
srl, Frigomond srl, Agrofonte srl,
La società è controllata dalla famiglia Orsero attraverso GF Invest SpA
(51,2% del capitale) che ha la sede in Albenga (SV), reg. Cime di Leca, 30.
Il Tiabendanzolo è utilizzato anche sulle banane e sulle ananas.
C'è un altro aspetto che si ricollega ai "diritti e speculazioni sui
brevetti sulle sostanze chimiche e farmaceutiche", la sostanza Tiabendanzolo
è di "proprietà" di un'industria chimica tedesca la quale è strettamente
collegata alle multinazionali Monsanto e Novartis e Hazera genetics.
L'agricoltura è strettamente legata al settore tecnologico, in Italia è
presente la NAAN srl la quale è Leader nel settore dell'irrigazione, la NAAN
ha sede a Milano in via Nicolodi 15/17

AZIENDE & ISTITUZIONI PARTNER DELLA HAZERA GENETICS

I PARTNER SONO:

Ente Verona Fiere www.veronafiere.it
Provincia Regionale di Catania www.provincia.catania.it
Provincia Regionale di Siracusa
Coldiretti Catania
Comune di Scordia
Comune di Paternò
Cooperativa Rinascita Vittoria www.cooprinascita.it
Cooperativa Agricola Aurora Paternò'
Caseificio Pascolo d'Oro Modica www.mediterranei.it/pascolodoro
Euroservices, logistica per l'agricoltura bilogica: sedi di Verona e di
Ispica www.gruppog.it
Consorzio Euroagrumi Biancavilla www.euroagrumi.it
Cois '94 Sementi di Qualità www.cois94.it
Sicil Frutti

Pubblicità dell'Hazera genetics

HAZERA Genetics è la più grande società sementiera israeliana e leader a
livello mondiale nella produzione e commercializzazione di sementi ibride.
Fondata più di 60 anni fa, ha conquistato oggi un mercato di rilievo,
vendendo i propri prodotti in più di 50 Paesi.
Le ragioni di tale successo sono dovuti a diversi fattori:
Programmi di ricerca realizzati da qualificati breeder Hazera Genetics di
concerto con le principali Università e Centri di ricerca israeliani;
Applicazione delle più avanzate tecnologie nell'ambito del miglioramento
genetico delle specie vegetali;
Produzione propria degli ibridi costituiti e verifica presso stazioni
sperimentali ubicate nel cuore del bacino del Mediterraneo, area
caratterizzata da diverse condizioni pedologiche e climatiche;
Sofisticati sistemi di controllo delle sementi che, assicurando il massimo
della qualità, garantiscono la piena soddisfazione dei clienti.


Riproduciamo qui di seguito un documento sul boicottaggio elaborato dal
Comitato di Solidarietà con l'Intifada, che fornisce ulteriori elementi di
documentazione sui prodotti israeliani in circolazione in Italia.

BOICOTTA ISRAELE - BOICOTTA L'APARTHEID
Campagna di boicottaggio dei prodotti israeliani

L'annientamento del popolo palestinese che sta portando avanti Israele, il
cui premier Sharon verrà probabilmente processato in Belgio come criminale
di guerra, è sotto gli occhi di tutti. La politica della chiusura e della
divisione in cantoni di tutta la West Bank e Gaza, il proseguimento della
colonizzazione, i bombardamenti sui civili e sulle strutture economiche e
sociali palestinesi, gli omicidi politici dei militanti dell'Intifada,
l'annessione unilaterale avvenuta da anni di Gerusalemme Est e del Golan, in
palese violazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, non
possono più passare sotto silenzio.
D'altra parte l'appoggio ad Israele da parte dei governi occidentali è
totale: gli Stati Uniti sostengono apertamente la politica di Sharon che se
non verrà fermata porterà scenari apocalittici per i palestinesi e per il
resto del Medio oriente, mentre l'Unione Europea, nonostante tiepide
dichiarazioni ufficiali, continua a trattare Israele come partner
privilegiato, non mettendo MAI in discussione il suo appoggio politico,
fatto anche di intense relazioni economiche e militari.
Quando ormai anche all'interno di Israele le voci di protesta si fanno più
ampie e la politica di apartheid nei confronti dei cittadini arabi dello
stato ebraico, emersa in occasione del vertice di Durban, è ora più
visibile, il bisogno di azioni urgenti per fermare Israele è sempre più
forte. Raccogliendo i numerosi appelli provenienti da numerosi comitati ed
associazioni di Israele, Gran Bretagna, Stati Uniti, lanciamo una campagna
di boicottaggio dei prodotti israeliani presenti nei nostri mercati la cui
diffusione consiste prevalentemente in due marchi:

JAFFA e CARMEL

Le esportazioni dei prodotti ortofrutticoli israeliani, provenienti da
Israele, dalle colonie nei territori occupati e dai coltivatori palestinesi,
cui mancano altri canali di distribuzione, sono controllate e gestite da due
società:
Il marchio JAFFA è usato dalla Citrus Marketing Board of Israel, un corpo
amministrato centralmente per promuovere gli agrumi israeliani in tutto il
mondo.
La CMBI è stata fondata nel 1940 per sviluppare, promuovere e regolare
l'industria israeliana degli agrumi.
A seguito della privatizzazione dell'industria nel 1990, la Società è stata
ristrutturata per assicurare che coltivatori ed esportatori possano andare
incontro ai bisogni dei clienti in modo più efficiente.
Oggi la Società: Dirige la strategia dell'industria israeliana degli agrumi.
Rappresenta i coltivatori e gli esportatori israeliani sia localmente che
all'estero, per quanto riguarda i rapporti con organismi ufficiali ed
internazionali.
Autorizza gli esportatori e supervisiona le loro attività nei vari mercati.
Organizza e attua strategie di mercato. Amministra i diritti internazionali
di autorizzazione per il marchio esclusivo Jaffa, assicurando il suo alto
standard di eccellenza.
Coordina e confeziona la pubblicità e la promozione globale degli agrumi
Jaffa, per andare incontro ad ogni singola richiesta di mercato attraverso
rappresentanti di marketing in tutto il mondo.
E' la forza che guida le massicce coltivazioni piantate nel deserto
israeliano del Negev e nelle valli interne. Dall' inizio, finanzia e
supervisiona le ricerche e lo sviluppo di programmi.
Il marchio CARMEL è usato dalla Agrexco, un'agenzia a controllo statale, per
l'esportazione di tutti gli altri prodotti, in particolare avocados e fiori
recisi.
I prodotti palestinesi, soprattutto quelli provenienti da Gaza e soprattutto
nel caso dei fiori recisi, sono nella maggior parte dei casi esportati come
merci israeliane, avendo un certificato d'origine israeliano imposto da
Agrexco.
Agrexco trattiene più del 40% del ricavato della vendita come sua quota di
marketing e anche se i coltivatori di Gaza legalmente potrebbero bypassare
Agrexco per loro è molto difficile: i produttori devono pagare il trasporto
in Israele, le ispezioni per la sicurezza israeliane e hanno grossi problemi
di distribuzione per il mercato europeo.
(Dati del 1998 tratti dal Washington Report, naturalmente prima dell'inizio
della seconda Intifada che ha ulteriormente aggravato la situazione).
Commercio equo e solidale Le nostre conoscenze in proposito riguardano per
ora solo un prodotto, il couscous di una cooperativa palestinese. A
proposito di accordi commerciali... ricordiamo che l'art. 38 dell'Accordo ad
interim UE-Israele, sul commercio e temi ad esso collegati, si applica al
"territorio dello Stato di Israele" e non è contenuta nessuna altra
ulteriore definizione. Israele ha annesso unilateralmente sia Gerusalemme
Est che il Golan e così per la legge israeliana fanno parte dello Stato di
Israele. Per le colonie in West Bank e Gaza, pur non formalmente annesse, la
giurisdizione israeliana è applicata nella pratica.
Tutte le risoluzioni dell'ONU affermano che le colonie in West Bank e Gaza,
Gerusalemme Est e Golan possono essere considerate parte dello Stato di
Israele, quindi l'ambito territoriale di applicazione dell'accordo ad
interim si intende limitato alle frontiere precedenti il 1967. Per
comprendere a che livello questi accordi vengano violati, citiamo il caso di
una ditta italiana, che ha addirittura ricevuto un attestato di benemerenza
dalla Camera di commercio Italia-Israele:
La società Gitto Carmelo e Figli Srl è un costruttore della provincia di
Messina, che ha vinto, con un socio locale, l'appalto per la costruzione
della prima galleria stradale in Israele. Il tunnel, il primo del suo genere
in Israele, è composto di due tratte di 500 e 390 metri., a tre corsie,
posto sulla superstrada che unisce Gerusalemme a Hebron. Questo tratto
stradale non si trova in Isreale ma nei Territori Occupati e fa parte del
sistema delle by-pass roads, ad uso esclusivo dei coloni.

COMITATO DI SOLIDARIETA' CON L'INTIFADA


"Per favore, boicottate Israele"

Lettera di ebrei israeliani al Consiglio comunale di una cittadina americana





del Michigan

Questa è la lettera, letta (...) dal Canale 2 della Tv di Israele e
pubblicata (...) dal Jerusalem Post, che un gruppo di "ebrei israeliani" ha
mandato al Consiglio comunale della città di Ann-Arbor, nello stato
americano del Michigan: "Abbiamo appreso di un'inziativa dei cittadini di
Ann-Arbor perchè, il Consiglio comunale di Ann-Arbor lanci una campagna di
disinvestimento dagli investimenti eventualmente fatti in compagnie o fondi
che intrattengano rapporti con Israele. Noi appoggiamo con forza questa
iniziativa. Tutti noi firmatari siamo ebrei israeliani. (...)
Ci sono molti ebrei israeliani come noi, attivisti per i diritti
umani,fortemente impegnati in attività politiche dirette a persuadere il
nostro governo a cessare immediatamente la sua occupazione militare sulla
popolazione palestinese e della terra palestinese. Molti di noi ricordano
l'efficacia della campagna di disinvestimento del Sudafrica. Grazie in
particolare al movimento per il disinvestimento, la popolazione nera del
Sudafrica non deve più fronteggiare i carri armati e la polizia
nell'esercizio dei propri diritti politici elementari.
Vogliamo ringraziare il Consiglio comunale di Ann-Arbor per il coraggio
mostrato nel porsi a fianco della popolazione nera del Sudafrica, sofferente
e costretta al silenzio. Noi sappiamo che nell'86 voi approvaste una
risoluzione per il totale disinvestimento contro l'apartheid. (...) Oggi
molti attivisti israeliani per i diritti umani vi sarebbero molto grati se
voi poteste rendere un analogo servizio umanitario alla popolazione
palestinese. Come atto di semplice solidarietà. Oggi, la maggioranza dei tre
milioni di palestinesi vive sotto la più brutale occupazione militare
israeliana.
E' per questo che noi speriamo che voi approverete la più forte risoluzione
possibile perché, Ann-Arbor si ritiri da ogni investimento, transazione o
fondi di pensione che eventualmente abbia in compagnie o fondi che
intrattengano affari con Israele. Noi speriamo che voi vi ricordiate quanto
bene abbiate fatto per il Sudafrica, e che oggi facciate lo stesso per i
milioni di palestinesi, che devono affrontare un analogo strangolamento
razziale ed etnico, sotto il controllo di uno Stato estremamente potente e
militarizzato.
La 'democrazia israeliana', di cui sentite molto parlare, non è
assolutamente tale quando ha a che fare con questi tre milioni di
palestinesi, che da generazioni vivono sotto l'occupazione militare
israeliana. Il potere militare israeliano conta su armi nucleari,
un'infinità di elicotteri e carri armati, e su miliardi di dollari elargiti
ogni anno dal governo degli Stati uniti. Lo smisurato arsenale israeliano
oggi è dispiegato contro una popolazione civile palestinese lasciata
completamente sola, ogni persona sigillata nel suo villaggio dai tanks e dal
filo spinato.
Lasciate che noi premiamo sul governo di Israele - più forte di tutti i suoi
vicini messi insieme - perché, liberi immediatamente la popolazione
palestinese dalla più razzista delle occupazioni militari. Noi non vogliamo
che la popolazione palestinese rimanga ancora imbottigliata, alla mercé, di
una occupazione militare soffocante. (...)
E' evidente che gli israeliani e palestinesi, che lavorano insieme contro
questa occupazione militare violenta e e razzista, saranno incoraggiati nel
sapere che voi ci avete dato ascolto nel vostro Consiglio comunale. Per
favore, decidete di disinvestire dalle compagnie e fondi che fanno business
in Israele".

Seguono 21 firme, fra cui Rony Armon, di Tel Aviv; Rachel Giora,
professoressa di linguisttica alla'universit. di Tel Aviv; Jacob Katriel,
professore all'Istituto israeliano di Tecnologia; Hanna Knaz, del kibbuz Gan
Shmuel; Anat Matar, associato di filosofia all'universit. di Tel Aviv;
Allegra Pacheco, magistrato; Tanya Reinhart, professoressa di linguistica
dell'universit. di Tel Aviv; Aharon Shabtai, poeta; Gideon Spiro,
giornalista di Gerusalemme.


LA CAMPAGNA DI BOICOTTAGGIO CESSERA' QUALORA LE AUTORITA' ISRAELIANE
PROCEDANO ALLA CESSAZIONE DELL'OCCUPAZIONE MILITARE DEI TERRITORI
PALESTINESI E AL RITIRO DEGLI INSEDIAMENTI COLONIALI CONSENTENDO LA NASCITA
DI UNO STATO PALESTINESE INDIPENDENTE E PIENAMENTE SOVRANO E LA POSSIBILITA'
AI PROFUGHI PALESTINESI DI TORNARE NEL LORO STATO


Il Forum Palestina  forumpalestina@libero.it


NOTE:

(1) "I costi dell'Intifada, Israele in ginocchio. Ma per i palestinesi S un
disastro". Speciale di Giorgio S. Frankel sul Sole 24 Ore del 28 gennaio
2002
(2) A settembre del 2000, il leader della destra Ariel Sharon, decide di
andare a passeggiare sulla spianata delle Moschee a Gerusalemme. La reazione
dei palestinesi alla provocazione innesca una serie di scontri che dilagano
ben presto in tutta la Palestina dando vita alla seconda Intifada.
(3) Gran parte dei dati riportati in questo dossier sono reperibili sui siti
della Camera di Commercio Italia-Israele, della Bank Leumi-le, di Ahavat
Eretz Israel-Israeli Venture Capital, di Telecom Lab e del Sole 24 Ore.




2) mutante" <cybepol@tin.it>

Oggetto: [Lib-news] emergenza palestina che fare da casa?


 PROPOSTA inviare centinaia di fax e-mail telefonate all'ambasciata
 israeliana
 x l'immediata cessazione dell'invasione nei territori
 SHARON sei isolato dal mondo l'unico con la stessa posizione sembra
 essere BIN LADEN
 (tutti e due rifiutano il piano saudita di pace)
 in attach tutti gli uffici a cui inviare mail e fax

 AMBASCIATA DI ISRAELE

                 Indirizzo: Via Michele Mercati, 14 , 00197 Roma

                 Tel. centralino: 0636198500
                                  Fax: 0636198555
                 orari: lunedì-giovedì: ore 8.30 ? 17.30;
                 venerdì: ore 8.30 ? 14.30

                 L'Ambasciata è chiusa nei giorni festivi italiani e
 nelle festività ebraiche


                 Capo della missione diplomatica è  S.E. l'Ambasciatore
 Ehud Gol
                 tel. 0636198500
                <amb-sec@roma.mfa.gov.il >


NUMERO DEL CONSOLE ITALIANO IN ISRAELE 0097226288788




3) Quanto sta succedendo in Palestina in queste ore, richiede molto di più
di quanto riusciamo a fare e ad immaginare, anche questo è un piccolo
granello.
Per adesioni: cric.mi@tin.it
oppure: info@cric.it
Lia Bandera



Al Presidente della Repubblica
Carlo Azeglio Ciampi

Al Presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi

Agli Onorevoli Deputati e Senatori



Fermiamo la guerra in Palestina

Come associazioni e soggetti impegnati da anni in attività di solidarietà e
di cooperazione internazionale in sostegno del popolo palestinese e per la
promozione del dialogo fra i due popoli palestinese ed israeliano per il
raggiungimento di una pace giusta e duratura,
alla luce degli ultimi drammatici avvenimenti che hanno portato ad una
invasione ormai completa dei territori palestinesi da parte dell¹esercito
israeliano, a fronte dell¹intensificarsi delle violenze e dei bombardamenti
sulla popolazione civile palestinese che da un anno e mezzo è sottoposta ad
ogni sorta di restrizione delle liberta¹ e di progressivo impoverimento;
prendendo atto dello scellerato obiettivo di Sharon di annientamento della
Autorità Nazionale Palestinese che si sta consumando orribilmente in queste
ultime ore attraverso la persecuzione fisica mirata all¹eliminazione del suo
leader Arafat;
consci che tutto quanto sta accadendo in Medio Oriente non e¹ altro che la
diretta conseguenza del disatteso processo di pace iniziato dieci anni fa,
il quale - anziché essere tutelato dai governi internazionali, consolidato
dalle parti e completato secondo i tempi e gli accordi sottoscritti-  è
stato progressivamente distrutto da una politica di apartheid e di
violazione continua dei diritti umani da parte di Israele, e in particolar
modo dal governo di Sharon, dal terrorismo di stato e non, dall¹uso
indiscriminato della violenza e dell¹arbitrio;
esprimendo al contempo la nostra più ferma condanna agli attentati
terroristici contro la popolazione civile israeliana;
prendendo infine atto degli impegni presi dal Governo Italiano nei confronti
di entrambe le parti per una soluzione equa e stabile del conflitto
israelo-palestinese,

chiediamo al Governo Italiano, al Parlamento Italiano e a tutte le forze
politiche di adoperarsi immediatamente per:

* L¹appoggio al piano di pace proposto al vertice dei paesi arabi di Beirut
affinché si proceda ad una pronta ripresa dei negoziati tra le parti
* L¹invio immediato di una delegazione di osservatori della Commissione
Esteri del Parlamento che possa monitorare le violazioni dell¹esercito
israeliano nei territori autonomi palestinesi e contro le istituzioni
palestinesi in Cisgiordania e a Gaza
* La convocazione di una riunione d¹urgenza dei Ministri degli Esteri
europei per l¹applicazione immediata della Dichiarazione di Barcellona

Ed inoltre se Israele non cessa l¹occupazione militare e non si ritira ai
confini del O67, chiediamo di promuovere:
* a livello europeo la sospensione del trattato di associazione economica
UE-Israele
* a livello mediterraneo la sospensione della cooperazione dei paesi
euro-mediterranei con Israele nell¹accordo economico euro-mediterraneo

E chiediamo ancora di adoperarsi per:
* la garanzia dei diritti umani fondamentali della popolazione palestinese
vittima dell¹occupazione militare israeliana, alla sua piena libertà di
espressione non violenta e costruttiva  per uno stato di diritto
* l¹applicazione delle risoluzioni ONU n. 242 e 338 e della IV Convenzione
di Ginevra per la fine immediata del conflitto
* il riconoscimento dello Stato palestinese entro i confini del 1967
* il blocco della vendita di armi e di tecnologia militare allo stato di
Israele


Fermare la spirale della violenza è ora più che mai urgente se non vogliamo
continuare ad assistere ad un massacro da troppo tempo annunciato, ad un
avvilimento del diritto internazionale e di tutti gli sforzi compiuti dalla
società civile internazionale per il raggiungimento di una pace sostenibile
in Israele e Palestina, attraverso la creazione dello stato palestinese e
con Gerusalemme come capitale di due popoli e due stati.


Prime Firme

Lia Bandera ­ Presidente CRIC- Centro Regionale d¹Intervento per la
Cooperazione

Bruno Neri - Consorzio ETIMOS

ACS ­ Associazione Cooperazione e Sviluppo

Francesco Martone - Capogruppo Federazione Verdi alla Commissione Esteri del
Senato ­ Segretario della Commissione Diritti Umani del Senato

Alfio Nicotra - Responsabile Nazionale Settore Pace del Partito della
Rifondazione Comunista

Peppe de Cristofaro - Coordinatore Nazionale dei Giovani Comunisti

Paolo Tamiazzo ­ ICS ­ Consorzio Italiano di Solidarietà

Donatella Vergari ­ Direttrice TDH ­ Terres des Hommes Italia

Allegra Morelli Presidente di Terra Nuova

Gianni Rocco-Portavoce nazionale dell¹Associazione per la Pace

Prof. Luigi Piccioni-Centro Nuovo Modello di Sviluppo - Vecchiano
Universita' della Calabria - Arcavacata di Rende

Walter Peruzzi-"Guerre&Pace"

Talal Khrais - Centro Italo Arabo- Assadakah e Mediterraneo

Paola Manduca, Rete contro G8

Avv. Stanislao Rinaldi - Bologna

Emanuele Ronchi - Milano

Paolo Lozza - Rho (MI)

Marisa Zuzzaro - Milano

Antonella Marrone ­Fano

Radio Riot - web radio punk indipendente

Edda Cicogna - Presidente Gruppo Transcultura donna Genova

Carla Stabielli ­ Piacenza

Daniele Barbieri - settimanale "Carta"

Norma Bertullacelli- Rete controg8 per la globalizzazione dei diritti

Duccio Dogheria e Giorgia Sossass ­Rovereto

ROSSANA MONTECCHIANI - CAPOGRUPPO PRC JESI -ANCONA

RUGGIERI SERGIO - PUNTO ROSSO-JESI

Giancarlo Berdini - Civitanova Marche

Angela Crucianelli - Civitanova Marche

Gianluca berdini - Civitanova Marche

Berdini Andrea - Civitanova Marche

Giovanni Bazzocchi - Bologna

Giovanna Citti, Bologna

Gabriella Gagliardo - associazione Iemanja'

Associazione Insieme per Genova Onlus - associazione per la solidarietà
sociale

Giusi Dossena - Codogno (LO)

prof.Manlio Vendittelli,  università di Reggio Calabria

Patrizia Baroni, pedagogista Roma

Serena Raffa -  Milano

Rosalia Battaglia - Cassano Magnago (VA)

Corrado Rusconi - Cassano Magnago (VA)





 4)da Slava
  Oggetto:    Fw: INIZIATIVE PALESTINA: SCRIVIAMO TUTTI!!!!!
sposta nella cartella:  Posta arrivata Bozze Posta inviata Cestino


----- Original Message -----
From: <guerrepace@mclink.it>
Sent: Monday, April 01, 2002 6:07 PM
Subject: INIZIATIVE PALESTINA


Crediamo sia superfluo sottolineare l'urgenza di iniziative in ogni città
contro la guerra israeliana e per la fine dell'occupazione militare
israeliana di Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est (unica e vera causa di
tutto quello che sta accadendo in Palestina e Israele).
Nei prossimi giorni sono già previste iniziative: in particolare ci sono
appelli per manifestazioni in tutt'Italia il 6 aprile e per una presenza a
Brescia il 13 aprile alla manifestazione "Disarmiamo Exa 2002", dove
esporranno armi anche imprese israeliane.
Importante, anche se in tempi non brevi, la decisione di una Marcia Perugia
Assisi il 12 maggio.

Intanto dalla delegazione di pacifisti italiani in queste ore in Palestina
viene una richiesta forte di fare pressioni perchè venga inviata al più
presto una delegazione parlamentare nei Territori Occupati.
Vi invitiamo a inviare messaggi al Presidente della Camera e ai Capigruppo,
dei quali trovate gli indirizzi mail qui sotto.

Il messaggio può semplicemente chiedere "SUBITO UNA DELEGAZIONE PARLAMENTARE
PER FERMARE L'ESCALATION MILITARE ISRAELIANA E PER PROTEGGERE LA VITA DI
ARAFAT, DELLA POPOLAZIONE PALESTINESE E DEI PACIFISTI INTERNAZIONALI".
Non importa se il testo è differente, basta che si scriva in tanti.

Ecco gli indirizzi:

CASINI_P@camera.it
VIOLANTE_L@camera.it
CASTAGNETTI_P@camera.it
VITO_E@camera.it
VOLONTE_L@camera.it
LARUSSA_I@camera.it
CE_A@camera.it
BOATO_M@camera.it
GIORDANO_F@camera.it


Messaggi possono essere inviati anche ai seguenti indirizzi:

All'ambasciata israeliana in Italia <info-coor@roma.mfa.gov.il>
Al Presidente della Commissione europea <romano.prodi@cec.eu.int>
Al Presidente della Camera dei deputati <CASINI_P@camera.it>

Il testo dovrebbe essere di questo tenore:

"CONDANNIAMO FERMAMENTE L'AGGRESSIONE MILITARE
ISRAELIANA NEI TERRITORI OCCUPATI, ULTIMO ATTO
DELL'OCCUPAZIONE MILITARE DI CISGIORDANIA, GAZA E
GERUSALEMME EST.
CHIEDIAMO L'IMMEDIATO RITIRO DEI SOLDATI ISRAELIANI.

CHIEDIAMO AL PARLAMENTO ITALIANO E ALLA
COMMISSIONE EUROPEA LA CONDANNA DELLE OPERAZIONI
MILITARI ISRAELIANE E UN IMPEGNO CONCRETO PER LA
PROTEZIONE DEL PRESIDENTE ARAFAT E DELLA
POPOLAZIONE PALESTINESE, IN PARTICOLARE
ATTRAVERSO L'INVIO DI UNA DELEGAZIONE PARLAMENTARE
SUBITO!"
















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