tratto da il manifesto: http://www.ilmanifesto.it/
Jenin, crimini di guerra
Giornalisti, volontari, Amnesty: prime testimonianze sulla strage
STEFANO CHIARINI
«Un mostruoso crimine di guerra che Israele ha cercato di coprire per una
quindicina di giorni sta venendo alla luce. Le sue truppe hanno devastato
il centro del campo di Jenin...dove migliaia di persone vivono ancora tra
le rovine. ... Il dolce e agro sapore di corpi umani in decomposizione è
ovunque, prova che si tratta di una grande tomba. ... in un edificio
semidistrutto, annerito dal fumo, giace il corpo rigonfio di un uomo
coperto da una stuoia. In un altro troviamo i resti del ventitreenne Ashraf
abu Hejar sepolto sotto le rovine... In un terzo edificio cinque uomini,
morti da lungo tempo, giacciono sotto delle coperte». I reportage di Phil
Reeves del «The Indipendent», e degli inviati dei principali giornali
internazionali, le testimonianze di alcuni volontari di vari paesi, di
funzionaàri Onu e soprattutto di una delegazione di Amnesty international
hanno cominciato a provocare le prime crepe nel muro di silenzio che
l'esercito israeliano ha costruito attorno alla strage nel campo profughi
di Jenin. Una settimana di duro lavoro ha fatto si che molti dei corpi dei
rifugiati palestinesi uccisi non siano più visibili sepolti come sono sotto
le macerie o portati via chissà dove o sepolti in fosse comuni. Un
sopravvissuto, un certo Kamal Anis, interrogato da Phil Reeves, indica una
zona coperta di rovine: «li ci dice ha visto i soldati israeliani
ammucchiare una trentina di corpi sotto una casa mezza diroccata.
Completata la pila hanno buttato giù l'edificio e hanno spianato l'area con
un carro armato. Non possiamo vedere i corpi. Ma sentiamo il loro odore».
Non diverso il racconto fatto dal delegato di Amnesty international, Javie
Zuniga, che dal campo distrutto ha lanciato un drammatico appello per
l'assistenza ai sopravvissuti e per una inchiesta internazionale: «E' una
delle peggiori scene di devastazione che abbia mai visto... c'è ancora la
possibilità che sotto le rovine vi sia ancora qualcuno in vita...eppure non
c'è alcun tentativo coordinato per cercare e salvare eventuali
sopravvissuti». A conferma di quanto sostenuto da Amnesty international
ieri sera sono stati estratti dalle macerie della loro casa due donne, la
sessantenne Farhan a-Saadi e Lina Abdel Latif. Un altro membro del team di
Amnesty international, il professor Derrick Pounder, anatomo patologo, è
riuscito ieri ad arrivare all'ospedale governativo di Jenin per condurre
autopsie sui corpi provenienti dal campo. Ma di corpi per il momento ne
arrivano pochi. Sino ad oggi una cinquantina. L'esercito si guarda bene dal
fornire i mezzi per scavare e impedisce tuttora un coordinato sforzo di
soccorsi e di indagine.
Oramai non solo i palestinesi ma anche molti esponenti di organizzazioni
umanitarie internazionali denunciano senza mezzi termini quello che appare
come un vero e proprio crimine di guerra, una chiara violazione della
Convenzione di Ginevra sulla protezione delle popolazioni civili sotto
occupazione militare. Convenzione che vieta l'uso della violenza contro i
civili, così come i trattamenti inumani e umilianti e la distruzione di
case per rappresaglia. Inoltre la Convenzione, che imporrebbe a tutti i
paesi firmatari di intervenire per farne rispettare le indicazioni, impone
di soccorrere i feriti e di curarli e che venga dato libero accesso agli
aiuti e ai rifornimenti. Tutto ciò non è avvenuto. Un importante
funzionario delle Nazioni unite ha così dichiarato: «visto il deplorevole e
senza precedenti rifiuto di permettere l'ingresso alle organizzazioni di
soccorso e umanitarie internazionali nei campi dove la gente stava morendo
lentamente nelle macerie delle loro case per le ferite e per la sete,
spetterà ad Israele rendere conto della scomparsa di migliaia di rifugiati
che vivevano nel campo sino a qualche settimana fa». E ancora: «... in
realtà stavano nascondendo un crimine di guerra, in realtà due crimini di
guerra: l'uccisione di massa e la proibizione dei soccorsi». L'Unrwa,
l'agenzia dell'Onu per il welfare dei profughi palestinesi, ha deciso di
riregistrare tutti i 13.000 rifugiati del campo ma molti sono fuggiti,
altri arrestati, altri sepolti chissà dove e ci vorranno mesi per
individuare il numero delle vittime. Così come per il massacro di Sabra e
Chatila, ancora oggi non si conosce ancora esattamente il numero di coloro
che vennero uccisi, almeno 2000, dai falangisti coordinati e sostenuti
dall'esercito israeliano guidato dall'allora ministro della difesa Ariel
Sharon. Quello stesso Sharon che dopo Qibia, Gaza, Sabra e Chatila adesso è
diventato anche il boia di Jenin.
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