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From: Tactical Media Crew
Date: Thu, 18 Apr 2002 16:33:03 +0200
Subject: [tacticalmedialist]Jenin, crimini di gue
 




tratto da il manifesto: http://www.ilmanifesto.it/

Jenin, crimini di guerra

Giornalisti, volontari, Amnesty: prime testimonianze sulla strage

STEFANO CHIARINI

«Un mostruoso crimine di guerra che Israele ha cercato di coprire per una 
quindicina di giorni sta venendo alla luce. Le sue truppe hanno devastato 
il centro del campo di Jenin...dove migliaia di persone vivono ancora tra 
le rovine. ... Il dolce e agro sapore di corpi umani in decomposizione è 
ovunque, prova che si tratta di una grande tomba. ... in un edificio 
semidistrutto, annerito dal fumo, giace il corpo rigonfio di un uomo 
coperto da una stuoia. In un altro troviamo i resti del ventitreenne Ashraf 
abu Hejar sepolto sotto le rovine... In un terzo edificio cinque uomini, 
morti da lungo tempo, giacciono sotto delle coperte». I reportage di Phil 
Reeves del «The Indipendent», e degli inviati dei principali giornali 
internazionali, le testimonianze di alcuni volontari di vari paesi, di 
funzionaàri Onu e soprattutto di una delegazione di Amnesty international 
hanno cominciato a provocare le prime crepe nel muro di silenzio che 
l'esercito israeliano ha costruito attorno alla strage nel campo profughi 
di Jenin. Una settimana di duro lavoro ha fatto si che molti dei corpi dei 
rifugiati palestinesi uccisi non siano più visibili sepolti come sono sotto 
le macerie o portati via chissà dove o sepolti in fosse comuni. Un 
sopravvissuto, un certo Kamal Anis, interrogato da Phil Reeves, indica una 
zona coperta di rovine: «li ci dice ha visto i soldati israeliani 
ammucchiare una trentina di corpi sotto una casa mezza diroccata. 
Completata la pila hanno buttato giù l'edificio e hanno spianato l'area con 
un carro armato. Non possiamo vedere i corpi. Ma sentiamo il loro odore». 
Non diverso il racconto fatto dal delegato di Amnesty international, Javie 
Zuniga, che dal campo distrutto ha lanciato un drammatico appello per 
l'assistenza ai sopravvissuti e per una inchiesta internazionale: «E' una 
delle peggiori scene di devastazione che abbia mai visto... c'è ancora la 
possibilità che sotto le rovine vi sia ancora qualcuno in vita...eppure non 
c'è alcun tentativo coordinato per cercare e salvare eventuali 
sopravvissuti». A conferma di quanto sostenuto da Amnesty international 
ieri sera sono stati estratti dalle macerie della loro casa due donne, la 
sessantenne Farhan a-Saadi e Lina Abdel Latif. Un altro membro del team di 
Amnesty international, il professor Derrick Pounder, anatomo patologo, è 
riuscito ieri ad arrivare all'ospedale governativo di Jenin per condurre 
autopsie sui corpi provenienti dal campo. Ma di corpi per il momento ne 
arrivano pochi. Sino ad oggi una cinquantina. L'esercito si guarda bene dal 
fornire i mezzi per scavare e impedisce tuttora un coordinato sforzo di 
soccorsi e di indagine.

Oramai non solo i palestinesi ma anche molti esponenti di organizzazioni 
umanitarie internazionali denunciano senza mezzi termini quello che appare 
come un vero e proprio crimine di guerra, una chiara violazione della 
Convenzione di Ginevra sulla protezione delle popolazioni civili sotto 
occupazione militare. Convenzione che vieta l'uso della violenza contro i 
civili, così come i trattamenti inumani e umilianti e la distruzione di 
case per rappresaglia. Inoltre la Convenzione, che imporrebbe a tutti i 
paesi firmatari di intervenire per farne rispettare le indicazioni, impone 
di soccorrere i feriti e di curarli e che venga dato libero accesso agli 
aiuti e ai rifornimenti. Tutto ciò non è avvenuto. Un importante 
funzionario delle Nazioni unite ha così dichiarato: «visto il deplorevole e 
senza precedenti rifiuto di permettere l'ingresso alle organizzazioni di 
soccorso e umanitarie internazionali nei campi dove la gente stava morendo 
lentamente nelle macerie delle loro case per le ferite e per la sete, 
spetterà ad Israele rendere conto della scomparsa di migliaia di rifugiati 
che vivevano nel campo sino a qualche settimana fa». E ancora: «... in 
realtà stavano nascondendo un crimine di guerra, in realtà due crimini di 
guerra: l'uccisione di massa e la proibizione dei soccorsi». L'Unrwa, 
l'agenzia dell'Onu per il welfare dei profughi palestinesi, ha deciso di 
riregistrare tutti i 13.000 rifugiati del campo ma molti sono fuggiti, 
altri arrestati, altri sepolti chissà dove e ci vorranno mesi per 
individuare il numero delle vittime. Così come per il massacro di Sabra e 
Chatila, ancora oggi non si conosce ancora esattamente il numero di coloro 
che vennero uccisi, almeno 2000, dai falangisti coordinati e sostenuti 
dall'esercito israeliano guidato dall'allora ministro della difesa Ariel 
Sharon. Quello stesso Sharon che dopo Qibia, Gaza, Sabra e Chatila adesso è 
diventato anche il boia di Jenin.


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