MegaChip - Democrazia nella Comunicazione
http://www.megachip.info/
"Che mille gocce diventino un fiume"
Lo stato dell'informazione-comunicazione, in Italia e nel mondo, è
altamente preoccupante. Il pluralismo dell'informazione è più apparente che
sostanziale. E la tendenza è al peggioramento. Ciò che milioni e milioni di
persone ascoltano, leggono –e soprattutto vedono– ogni giorno è definito da
gruppi ristretti, che decidono ciò che il grande pubblico deve sapere e ciò
che non deve sapere. Il cosiddetto "quarto potere" è in gran parte ormai
così strettamente intrecciato al potere politico, e dipendente da forti
interessi privati, detentori e controllori dei media, da aver rinunciato
quasi del tutto a funzioni di controllo e di critica. Mai il nostro paese
era stato così dominato da testate che agiscono come giornali "di partito"
(anche se dichiaratamente e pomposamente autoqualificatisi come
"indipendenti").
La situazione italiana –di totale monopolio televisivo e di quasi totale
monopolio mediatico, ulteriormente entrambi inquinati da un gigantesco
conflitto d'interessi– è un caso limite. Altrove le cose sono solo
leggermente meno gravi. La soverchiante maggioranza dei flussi di
comunicazione (l'informazione in senso stretto è un sottoinsieme della
comunicazione, e non è il principale) è ormai prodotta da un pugno di
colossi mondiali, tra cui spiccano conglomerati impressionanti per
dimensione e potenza come America on line - Time Warner, Vivendi
International, Sky News, Bertellsman ecc.
La società globale, la cosiddetta "società della conoscenza", è
letteralmente nelle mani dei produttori di una gigantesca "fabbrica dei
sogni", che lavora all'istupidimento collettivo e serve –essendone al tempo
stesso figlia e sorella– gl'interessi della globalizzazione occidentale. Se
c'è un luogo dove questa globalizzazione ha già espresso tutta la sua forza
e virulenza, questo è il campo della comunicazione. È proprio in questo
campo che si istituzionalizzano e si riproducono false conoscenze,
pregiudizi, luoghi comuni e si rafforza la costruzione sociale della realtà
dominante. Costruzione cui non sfuggono gli stessi operatori della
comunicazione che funzionano da ripetitori.
Il criterio dominante, anzi esclusivo, di questi conglomerati è quello del
mercato, in cui tutto (informazione, intrattenimento, ovviamente
pubblicità) è parte integrante, sinergica, del processo di creazione dei
bisogni, per una produzione forzosa, artificiale, di merci. Anche
l'informazione, i processi culturali di massa, l'intrattenimento, sono
essenzialmente merci. Come tali sono usati dai loro proprietari e creatori
in funzione delle esigenze del mercato, e soprattutto dell'organizzazione
del dominio. Il sistema mediatico finisce con l'imporre una definizione
della realtà selezionando ciò che è rilevante o di pubblico interesse,
producendo automatismi, indebolendo ogni forma di riflessività. Attraverso
questo processo di definizione e di selezione della realtà si produce un
modo di pensare e di conoscere acritico che si cristallizza come un vero e
proprio sfondo cognitivo. Ma proprio questo modo di conoscere, "ciò che
tutti pensano", è usato poi dai media come fonte di legittimazione per la
produzione e la selezione delle notizie. L'informazione diviene così
tautologica, riproducendo la realtà sociale che ha contribuito a creare.
Basti pensare all'informazione sulle guerre in atto che, attraverso la
costruzione delle notizie, l'assunzione - sacralizzazione di stereotipi,
riproduce il senso comune sulla inevitabilità e "naturalità" della guerra.
Ne consegue che, per essi, è del tutto indifferente, comunque secondario,
che vi sia un rapporto tra ciò che producono e la realtà. Se serve –e serve
sempre ai proprietari della "fabbrica di sogni"– la realtà può essere
sostanzialmente modificata nel passaggio verso la sua raffigurazione
virtuale, abbellita o incupita non importa, comunque manipolata, in
funzione delle esigenze del mercato e, soprattutto, dell'organizzazione del
dominio.
Estreme e miserabili propaggini italiane di queste logiche sono le
applicazioni operative dell'Infotainment (informazione più intrattenimento)
e delle soft news (notizie leggere): cavalli di Troia introdotti negli
spazi informativi residui con lo scopo di ridurre ulteriormente il loro
contenuto, fino ad annullarlo del tutto.
Giornali e televisioni diventano sempre più auto-referenziali, parlano di
sé, tra di loro e con il potere, si riempiono di pettegolezzi, amplificano
le inezie e le pongono al centro dello schermo (o delle prime pagine),
"dimenticando" i problemi della gente, le contraddizioni della società e
del mondo, la cultura, i valori civili. La disgregazione e la svalutazione
della sfera pubblica, ad esempio, viene rafforzata dai media che tendono a
spettacolarizzare sempre più il privato a scapito del discorso pubblico. Le
apparentemente innocue e leggere rubriche d'intrattenimento rendono sempre
più confusi a livello esperenziale e cognitivo i confini tra pubblico e
privato. Responsabilità collettive e individuali, diritti e doveri vengono
annegati in un mare di lacrime e di false emozioni. Si sostiene che questo
è ciò che il pubblico desidera, ed è in parte vero. Ma si dimentica di dire
perché lo vuole e come e da cosa venga nutrito questo desiderio; si
dimentica di dire che il pubblico desidera e pensa ciò ce è socialmente
disponibile; si dimentica di dire che quello stesso pubblico viene
deprivato quotidianamente dai media e dall'organizzazione sociale di
risorse che possano indurlo ad una qualche riflessività, ad andare oltre il
proprio impoverito piccolo io.
Ma consegue da tutto ciò che milioni di persone sono sottoposte
incessantemente a un "rumore di fondo" che viene deciso e creato in luoghi
senza alcuna legittimazione democratica e che influenzano tuttavia la loro
vita in modo radicale . Il grande pubblico non sembra accorgersi che la
comunicazione è sempre più decisiva per determinare non solo il livello
d'informazione di una società, la sua cultura collettiva, ma soprattutto il
suo livello emozionale e perfino il suo livello etico. Pochi capiscono che
la scuola e la famiglia (ma anche l'oratorio e la parrocchia) sono già
state travolte dalla pervasività e dalla potenza dei messaggi comunicativi
cui sono sottoposte le giovani generazioni. La discesa del tasso
d'intelligenza e dei valori morali e civili è scandita dagli editti
quotidiani dei vari "Auditel", divenuti inappellabili giudici del nostro
vivere comune, del nostro modo di consumare, perfino di divertirci.
Inappellabili, insindacabili, perché determinanti nel definire le correnti
di milioni di euro d'investimenti pubblicitari.
Nuoce alla democrazia? Peggio per la democrazia, perché non rientra nei
calcoli aziendali. Nuoce all'educazione civica? Peggio per l'educazione
civica. Nuoce all'equilibrio psichico dei telespettatori? Peggio per loro.
Quasi nessuno si prende cura del fatto che l'homo videns è una variante
antropologica che modifica i termini di tutte le più importanti componenti
della vita sociale, e che non occuparsene è cosa di gran lunga più
irresponsabile di quanto sarebbe il decidere l'abolizione di qualunque
sistema d'istruzione pubblica.
La contro-informazione è sempre stata –ed è– uno strumento importante per
aiutare il formarsi e l'estendersi dello spirito critico, per fornire
contenuti diversi da quelli ammanniti dal sistema mediatico, per
incoraggiare la partecipazione democratica alla formazione dell'opinione
pubblica. La contro-informazione è troppo spesso anche un ghetto, nel quale
ci si rinchiude dimenticando che la stragrande maggioranza dei fruitori di
informazione resta tagliata fuori. Una sola serata di Bruno Vespa
annichilisce lo sforzo compiuto da migliaia di attivisti per emancipare un
pubblico necessariamente succube di meccanismi che non può conoscere
(perché nessuno glieli ha mai spiegati). Et pour cause.
Ed è perfettamente inutile spegnere il televisore, perché questa scelta
individuale contro la stupidità non risolve il problema dell'istupidimento
collettivo, della lobotomizzazione di massa. E' una constatazione: milioni
di persone questa sera, e domani, e sempre, non spegneranno i loro televisori.
Se dunque, come diceva Marshall Mc Luhan, non possiamo difenderci come un
"polipo che lotta contro l'Empire State Building", diviene indispensabile
passare alla carica e –sempre citando Mc Luhan– "prenderli a calci negli
elettrodi". Affrontando il problema in termini politici, promuovendo un
progetto capace di investire il sistema mediatico nel suo complesso,
coinvolgendo l'intero processo della comunicazione –addetti, strumenti,
linguaggi– avviando una "critica pratica" sistematica, multilaterale,
distribuita sul territorio, continua.
Una intenzione diffusa, che nei fatti già esiste, ma, allo stato attuale
disgiunta in 100, mille gocce, ciascuna isolata dalle altre. Gruppi,
circoli, associazioni, soggetti individuali, istituti, sono variamente
impegnati in un prezioso lavoro d'informazione e contro-informazione, ma
che non può –così com'è– sfidare con risultati apprezzabili, l'intero
sistema mediatico. Lo stesso risveglio della sensibilità collettiva,
ravvisabile in quel potente e complesso arco d'esperienze che prende le
mosse da Seattle 1999 per dispiegarsi fino ai più recenti fermenti
movimentisti della società civile, è certamente una condizione necessaria
ma non sufficiente ad aprire un varco adeguato nella blindatura
dell'informazione. Ci si trova dunque di fronte ad una singolare
congiuntura, nella quale al rinnovato desiderio di partecipazione ed alla
straordinaria convergenza sui contenuti, si contrappone una decisa
restrizione degli spazi democratici dell'informazione. Su questo terreno,
diviene essenziale ampliare la capacità propositiva, tesaurizzare le
molteplici esperienze, garantirne la visibilità, fino a raggiungere,
sensibilizzare, coinvolgere attivamente coloro i quali del sistema
mediatico sono sempre stati considerati semplici, e passivi fruitori.
A fronte di questo complesso d'esigenze e con l'obiettivo di garantire
risposte efficaci nasce oggi MegaChip. Una proposta aperta all'intero
circuito della comunicazione e dell'informazione. Realizzata, attraverso
l'apporto essenziale di molteplici esperienze operative e progettuali,
ciascuna con propri referenti e competenze, ma con la finalità di
rivolgersi congiuntamente all'essenziale battaglia per la democrazia nel
sistema mediatico.
Le competenze e gli obiettivi di MegaChip sono dunque:
Avviare un osservatorio democratico sul sistema mediatico. Attraverso la
collaborazione con i più rigorosi e competenti esperti del settore,
effettueremo una verifica analitica dell'intero sistema; strumenti e segni,
contenuti e mistificazioni, prodotti ed effetti. Un'indagine condotta a
partire dall'immenso patrimonio già presente su Internet –coll'obiettivo di
realizzare una banca dati dedicata–, fino a giungere ad una ricerca
scientifica sull'"homo videns", evidenziando la complessa varietà d'effetti
indotti dai messaggi televisivi sul pubblico. La stessa verifica, puntuale
e sistematica, sarà estesa al mondo della produzione giornalistica,
pubblicitaria, cinematografica, radiofonica. Garantendo al contempo
strumenti operativi e visibilità alle realtà coinvolte nell'iniziativa. In
estrema sintesi dunque una lettura critica complessiva e permanente sullo
"stato dell'arte", componente essenziale ai fini della battaglia per la
democrazia nella comunicazione e per l'elaborazione di un'efficace
piattaforma progettuale.
Offrire una competente organizzazione di servizio agli operatori della
comunicazione. MegaChip si prefigge di divenire un punto di riferimento
essenziale per l'intero movimento della comunicazione democratica. Un
libero spazio informativo, puntualmente mirato e qualitativamente
garantito, a disposizione degli operatori del settore. Dall'aggiornamento
su tutto quanto prodotto in rete riferibile all'ambito mediatico, fino alla
ricerca delle intelligenze più vigili e sensibili. Essenziale sarà dunque
l'ambito operativo per la formazione delle competenze sull'informazione -
comunicazione. Laddove vi è un vuoto completo d'attenzione, nel quale
attualmente passano le più scandalose, e moralmente degradanti, forme di
stravolgimento della professione giornalistica. Saranno inoltre coinvolte
in maniera decisiva le organizzazioni dei consumatori; considerando la
comunicazione alla stregua di un consumo primario, reputiamo essenziale
garantire una tutela di primo piano.
Garantire un univoco riferimento politico-sociale. E' crescente, ed oramai
diffusa, la consapevolezza di essere minacciati non da un fantomatico
nemico esterno all'Occidente, ma da forze potenti che nascono dall'interno
dell'Occidente. Tuttavia, sul terreno dell'etica, della correttezza, della
qualità della comunicazione, costruttori di notizie e disinformatori sono
più deboli di quanto sembrano, perché sono servi di tutti i padroni. La
loro apparente invulnerabilità deriva dal fatto che non sono mai stati
realmente sfidati. MegaChip vuole dunque dare battaglia, con obiettivi
mirati e dichiarati. Un'azione politica e culturale contro il sistema
mediatico così come funziona e opera, per incalzarlo dovunque sia possibile
e imporgli correttezza informativa e comunicativa. Una prassi di
sensibilizzazione e pressione nei confronti della rappresentanza politica.
Una capacità propositiva costante per assicurare qualità, attendibilità e
visibilità all'intero progetto, fino a divenire, laddove non sia garantita
sufficiente permeabilità ai contenuti, riferimento democratico esso stesso.
MegaChip è dunque un progetto articolato, che fa della sua complessità un
punto di forza. Vogliamo unire le mille gocce in un'esperienza comune,
capace in prospettiva, di agire in forme coordinate e simultanee, divenendo
in questo modo, "notizia". Valorizzeremo le molteplici specificità in una
proposta comune, salvaguardando l'identità di ciascuno. Questo ci
proponiamo di fare. Su questo apriamo una discussione con tutti coloro che
avvertono l'esigenza strategica di affrontare questo inedito versante di
lotta. Lo riteniamo un passo decisivo per l'irrinunciabile tutela della
democrazia, dei diritti sociali e civili, e della pace.
Roma, 25 aprile 2002
Giulietto Chiesa
Arturo Di Corinto
Pino Di Maula
Massimo Loche
Vincenzo Maddaloni
Paola Manduca
Federica Morrone
Valentina Pascarelli
Rocco Rossitto
Francesco Ruggiero
Davide Sacco
Marco Sisi
Gabriella Turnaturi
Luca Valeri Curti
Roberto Vignoli
Emanuela Waldis
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