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From: tactical
Date: Tue, 4 Jun 2002 13:59:07 +0200
Subject: [tacticalmedialist]MegaChip - Democrazia
 



MegaChip - Democrazia nella Comunicazione

http://www.megachip.info/

"Che mille gocce diventino un fiume"


Lo stato dell'informazione-comunicazione, in Italia e nel mondo, è 
altamente preoccupante. Il pluralismo dell'informazione è più apparente che 
sostanziale. E la tendenza è al peggioramento. Ciò che milioni e milioni di 
persone ascoltano, leggono –e soprattutto vedono– ogni giorno è definito da 
gruppi ristretti, che decidono ciò che il grande pubblico deve sapere e ciò 
che non deve sapere. Il cosiddetto "quarto potere" è in gran parte ormai 
così strettamente intrecciato al potere politico, e dipendente da forti 
interessi privati, detentori e controllori dei media, da aver rinunciato 
quasi del tutto a funzioni di controllo e di critica. Mai il nostro paese 
era stato così dominato da testate che agiscono come giornali "di partito" 
(anche se dichiaratamente e pomposamente autoqualificatisi come 
"indipendenti").

La situazione italiana –di totale monopolio televisivo e di quasi totale 
monopolio mediatico, ulteriormente entrambi inquinati da un gigantesco 
conflitto d'interessi– è un caso limite. Altrove le cose sono solo 
leggermente meno gravi. La soverchiante maggioranza dei flussi di 
comunicazione (l'informazione in senso stretto è un sottoinsieme della 
comunicazione, e non è il principale) è ormai prodotta da un pugno di 
colossi mondiali, tra cui spiccano conglomerati impressionanti per 
dimensione e potenza come America on line - Time Warner, Vivendi 
International, Sky News, Bertellsman ecc.

La società globale, la cosiddetta "società della conoscenza", è 
letteralmente nelle mani dei produttori di una gigantesca "fabbrica dei 
sogni", che lavora all'istupidimento collettivo e serve –essendone al tempo 
stesso figlia e sorella– gl'interessi della globalizzazione occidentale. Se 
c'è un luogo dove questa globalizzazione ha già espresso tutta la sua forza 
e virulenza, questo è il campo della comunicazione. È proprio in questo 
campo che si istituzionalizzano e si riproducono false conoscenze, 
pregiudizi, luoghi comuni e si rafforza la costruzione sociale della realtà 
dominante. Costruzione cui non sfuggono gli stessi operatori della 
comunicazione che funzionano da ripetitori.

Il criterio dominante, anzi esclusivo, di questi conglomerati è quello del 
mercato, in cui tutto (informazione, intrattenimento, ovviamente 
pubblicità) è parte integrante, sinergica, del processo di creazione dei 
bisogni, per una produzione forzosa, artificiale, di merci. Anche 
l'informazione, i processi culturali di massa, l'intrattenimento, sono 
essenzialmente merci. Come tali sono usati dai loro proprietari e creatori 
in funzione delle esigenze del mercato, e soprattutto dell'organizzazione 
del dominio. Il sistema mediatico finisce con l'imporre una definizione 
della realtà selezionando ciò che è rilevante o di pubblico interesse, 
producendo automatismi, indebolendo ogni forma di riflessività. Attraverso 
questo processo di definizione e di selezione della realtà si produce un 
modo di pensare e di conoscere acritico che si cristallizza come un vero e 
proprio sfondo cognitivo. Ma proprio questo modo di conoscere, "ciò che 
tutti pensano", è usato poi dai media come fonte di legittimazione per la 
produzione e la selezione delle notizie. L'informazione diviene così 
tautologica, riproducendo la realtà sociale che ha contribuito a creare. 
Basti pensare all'informazione sulle guerre in atto che, attraverso la 
costruzione delle notizie, l'assunzione - sacralizzazione di stereotipi, 
riproduce il senso comune sulla inevitabilità e "naturalità" della guerra. 
Ne consegue che, per essi, è del tutto indifferente, comunque secondario, 
che vi sia un rapporto tra ciò che producono e la realtà. Se serve –e serve 
sempre ai proprietari della "fabbrica di sogni"– la realtà può essere 
sostanzialmente modificata nel passaggio verso la sua raffigurazione 
virtuale, abbellita o incupita non importa, comunque manipolata, in 
funzione delle esigenze del mercato e, soprattutto, dell'organizzazione del 
dominio.

Estreme e miserabili propaggini italiane di queste logiche sono le 
applicazioni operative dell'Infotainment (informazione più intrattenimento) 
e delle soft news (notizie leggere): cavalli di Troia introdotti negli 
spazi informativi residui con lo scopo di ridurre ulteriormente il loro 
contenuto, fino ad annullarlo del tutto.

Giornali e televisioni diventano sempre più auto-referenziali, parlano di 
sé, tra di loro e con il potere, si riempiono di pettegolezzi, amplificano 
le inezie e le pongono al centro dello schermo (o delle prime pagine), 
"dimenticando" i problemi della gente, le contraddizioni della società e 
del mondo, la cultura, i valori civili. La disgregazione e la svalutazione 
della sfera pubblica, ad esempio, viene rafforzata dai media che tendono a 
spettacolarizzare sempre più il privato a scapito del discorso pubblico. Le 
apparentemente innocue e leggere rubriche d'intrattenimento rendono sempre 
più confusi a livello esperenziale e cognitivo i confini tra pubblico e 
privato. Responsabilità collettive e individuali, diritti e doveri vengono 
annegati in un mare di lacrime e di false emozioni. Si sostiene che questo 
è ciò che il pubblico desidera, ed è in parte vero. Ma si dimentica di dire 
perché lo vuole e come e da cosa venga nutrito questo desiderio; si 
dimentica di dire che il pubblico desidera e pensa ciò ce è socialmente 
disponibile; si dimentica di dire che quello stesso pubblico viene 
deprivato quotidianamente dai media e dall'organizzazione sociale di 
risorse che possano indurlo ad una qualche riflessività, ad andare oltre il 
proprio impoverito piccolo io.

Ma consegue da tutto ciò che milioni di persone sono sottoposte 
incessantemente a un "rumore di fondo" che viene deciso e creato in luoghi 
senza alcuna legittimazione democratica e che influenzano tuttavia la loro 
vita in modo radicale . Il grande pubblico non sembra accorgersi che la 
comunicazione è sempre più decisiva per determinare non solo il livello 
d'informazione di una società, la sua cultura collettiva, ma soprattutto il 
suo livello emozionale e perfino il suo livello etico. Pochi capiscono che 
la scuola e la famiglia (ma anche l'oratorio e la parrocchia) sono già 
state travolte dalla pervasività e dalla potenza dei messaggi comunicativi 
cui sono sottoposte le giovani generazioni. La discesa del tasso 
d'intelligenza e dei valori morali e civili è scandita dagli editti 
quotidiani dei vari "Auditel", divenuti inappellabili giudici del nostro 
vivere comune, del nostro modo di consumare, perfino di divertirci. 
Inappellabili, insindacabili, perché determinanti nel definire le correnti 
di milioni di euro d'investimenti pubblicitari.

Nuoce alla democrazia? Peggio per la democrazia, perché non rientra nei 
calcoli aziendali. Nuoce all'educazione civica? Peggio per l'educazione 
civica. Nuoce all'equilibrio psichico dei telespettatori? Peggio per loro. 
Quasi nessuno si prende cura del fatto che l'homo videns è una variante 
antropologica che modifica i termini di tutte le più importanti componenti 
della vita sociale, e che non occuparsene è cosa di gran lunga più 
irresponsabile di quanto sarebbe il decidere l'abolizione di qualunque 
sistema d'istruzione pubblica.

La contro-informazione è sempre stata –ed è– uno strumento importante per 
aiutare il formarsi e l'estendersi dello spirito critico, per fornire 
contenuti diversi da quelli ammanniti dal sistema mediatico, per 
incoraggiare la partecipazione democratica alla formazione dell'opinione 
pubblica. La contro-informazione è troppo spesso anche un ghetto, nel quale 
ci si rinchiude dimenticando che la stragrande maggioranza dei fruitori di 
informazione resta tagliata fuori. Una sola serata di Bruno Vespa 
annichilisce lo sforzo compiuto da migliaia di attivisti per emancipare un 
pubblico necessariamente succube di meccanismi che non può conoscere 
(perché nessuno glieli ha mai spiegati). Et pour cause.

Ed è perfettamente inutile spegnere il televisore, perché questa scelta 
individuale contro la stupidità non risolve il problema dell'istupidimento 
collettivo, della lobotomizzazione di massa. E' una constatazione: milioni 
di persone questa sera, e domani, e sempre, non spegneranno i loro televisori.

Se dunque, come diceva Marshall Mc Luhan, non possiamo difenderci come un 
"polipo che lotta contro l'Empire State Building", diviene indispensabile 
passare alla carica e –sempre citando Mc Luhan– "prenderli a calci negli 
elettrodi". Affrontando il problema in termini politici, promuovendo un 
progetto capace di investire il sistema mediatico nel suo complesso, 
coinvolgendo l'intero processo della comunicazione –addetti, strumenti, 
linguaggi– avviando una "critica pratica" sistematica, multilaterale, 
distribuita sul territorio, continua.

Una intenzione diffusa, che nei fatti già esiste, ma, allo stato attuale 
disgiunta in 100, mille gocce, ciascuna isolata dalle altre. Gruppi, 
circoli, associazioni, soggetti individuali, istituti, sono variamente 
impegnati in un prezioso lavoro d'informazione e contro-informazione, ma 
che non può –così com'è– sfidare con risultati apprezzabili, l'intero 
sistema mediatico. Lo stesso risveglio della sensibilità collettiva, 
ravvisabile in quel potente e complesso arco d'esperienze che prende le 
mosse da Seattle 1999 per dispiegarsi fino ai più recenti fermenti 
movimentisti della società civile, è certamente una condizione necessaria 
ma non sufficiente ad aprire un varco adeguato nella blindatura 
dell'informazione. Ci si trova dunque di fronte ad una singolare 
congiuntura, nella quale al rinnovato desiderio di partecipazione ed alla 
straordinaria convergenza sui contenuti, si contrappone una decisa 
restrizione degli spazi democratici dell'informazione. Su questo terreno, 
diviene essenziale ampliare la capacità propositiva, tesaurizzare le 
molteplici esperienze, garantirne la visibilità, fino a raggiungere, 
sensibilizzare, coinvolgere attivamente coloro i quali del sistema 
mediatico sono sempre stati considerati semplici, e passivi fruitori.

A fronte di questo complesso d'esigenze e con l'obiettivo di garantire 
risposte efficaci nasce oggi MegaChip. Una proposta aperta all'intero 
circuito della comunicazione e dell'informazione. Realizzata, attraverso 
l'apporto essenziale di molteplici esperienze operative e progettuali, 
ciascuna con propri referenti e competenze, ma con la finalità di 
rivolgersi congiuntamente all'essenziale battaglia per la democrazia nel 
sistema mediatico.

Le competenze e gli obiettivi di MegaChip sono dunque:

Avviare un osservatorio democratico sul sistema mediatico. Attraverso la 
collaborazione con i più rigorosi e competenti esperti del settore, 
effettueremo una verifica analitica dell'intero sistema; strumenti e segni, 
contenuti e mistificazioni, prodotti ed effetti. Un'indagine condotta a 
partire dall'immenso patrimonio già presente su Internet –coll'obiettivo di 
realizzare una banca dati dedicata–, fino a giungere ad una ricerca 
scientifica sull'"homo videns", evidenziando la complessa varietà d'effetti 
indotti dai messaggi televisivi sul pubblico. La stessa verifica, puntuale 
e sistematica, sarà estesa al mondo della produzione giornalistica, 
pubblicitaria, cinematografica, radiofonica. Garantendo al contempo 
strumenti operativi e visibilità alle realtà coinvolte nell'iniziativa. In 
estrema sintesi dunque una lettura critica complessiva e permanente sullo 
"stato dell'arte", componente essenziale ai fini della battaglia per la 
democrazia nella comunicazione e per l'elaborazione di un'efficace 
piattaforma progettuale.

Offrire una competente organizzazione di servizio agli operatori della 
comunicazione. MegaChip si prefigge di divenire un punto di riferimento 
essenziale per l'intero movimento della comunicazione democratica. Un 
libero spazio informativo, puntualmente mirato e qualitativamente 
garantito, a disposizione degli operatori del settore. Dall'aggiornamento 
su tutto quanto prodotto in rete riferibile all'ambito mediatico, fino alla 
ricerca delle intelligenze più vigili e sensibili. Essenziale sarà dunque 
l'ambito operativo per la formazione delle competenze sull'informazione - 
comunicazione. Laddove vi è un vuoto completo d'attenzione, nel quale 
attualmente passano le più scandalose, e moralmente degradanti, forme di 
stravolgimento della professione giornalistica. Saranno inoltre coinvolte 
in maniera decisiva le organizzazioni dei consumatori; considerando la 
comunicazione alla stregua di un consumo primario, reputiamo essenziale 
garantire una tutela di primo piano.

Garantire un univoco riferimento politico-sociale. E' crescente, ed oramai 
diffusa, la consapevolezza di essere minacciati non da un fantomatico 
nemico esterno all'Occidente, ma da forze potenti che nascono dall'interno 
dell'Occidente. Tuttavia, sul terreno dell'etica, della correttezza, della 
qualità della comunicazione, costruttori di notizie e disinformatori sono 
più deboli di quanto sembrano, perché sono servi di tutti i padroni. La 
loro apparente invulnerabilità deriva dal fatto che non sono mai stati 
realmente sfidati. MegaChip vuole dunque dare battaglia, con obiettivi 
mirati e dichiarati. Un'azione politica e culturale contro il sistema 
mediatico così come funziona e opera, per incalzarlo dovunque sia possibile 
e imporgli correttezza informativa e comunicativa. Una prassi di 
sensibilizzazione e pressione nei confronti della rappresentanza politica. 
Una capacità propositiva costante per assicurare qualità, attendibilità e 
visibilità all'intero progetto, fino a divenire, laddove non sia garantita 
sufficiente permeabilità ai contenuti, riferimento democratico esso stesso.


MegaChip è dunque un progetto articolato, che fa della sua complessità un 
punto di forza. Vogliamo unire le mille gocce in un'esperienza comune, 
capace in prospettiva, di agire in forme coordinate e simultanee, divenendo 
in questo modo, "notizia". Valorizzeremo le molteplici specificità in una 
proposta comune, salvaguardando l'identità di ciascuno. Questo ci 
proponiamo di fare. Su questo apriamo una discussione con tutti coloro che 
avvertono l'esigenza strategica di affrontare questo inedito versante di 
lotta. Lo riteniamo un passo decisivo per l'irrinunciabile tutela della 
democrazia, dei diritti sociali e civili, e della pace.

       Roma, 25 aprile 2002

       Giulietto Chiesa
       Arturo Di Corinto
       Pino Di Maula
       Massimo Loche
       Vincenzo Maddaloni
       Paola Manduca
       Federica Morrone
       Valentina Pascarelli
       Rocco Rossitto
       Francesco Ruggiero
       Davide Sacco
       Marco Sisi
       Gabriella Turnaturi
       Luca Valeri Curti
       Roberto Vignoli
       Emanuela Waldis
       ZabrinskyPoint.org



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