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From:
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autonomen
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Date: |
Wed, 28 Jan 2004 10:58:33 +0100 (CET)
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Subject: |
[tml] cronaca 25/01 demo antiWEF
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[tml] cronaca 25/01 demo antiWEF
SABATO 25 GENNAIO 2004 - demo agaist the World Economic Forum
Ancora una volta a Davos e in Svizzera a contestare la sfilata dei potenti
in settimana bianca al World Economic Forum. I ricchi, gli imprenditori,
gli scienziati, gli economisti e i leader politici e religiosi si sono
riuniti per l'ennesima volta nella ormai blindatissima localita' sciistica.
2100 partecipanti, tra cui 30 capi di stato, 78 ministri e 28 leader
religiosi, si confrontano informalmente (e' stata "vietata" la cravatta nel
forum quest'anno!!!) riguardo "sicurezza e prosperita' economica". A
proteggerli i soliti 6500 agenti mobilitati fra polizia cantonale, federale
e truppa antisommossa tedesca.
E' ormai noto da tempo che il movimento antiglobalizzazione e il movimento
anticapitalista non si lasciano sfuggire l'occasione di presentare il conto
dei danni sociali, umani e ambientali a questa potente lobby. Anche
quest'anno, quindi, i gruppi antiWTO della svizzera, tra i quali l'Alleanza
di Olten e l'Alleanza Rivoluzionaria, hanno organizzato rispettivamente un
corteo a Coira e un blocco a Davos. Precedentemente, mercoledì 21 gennaio,
in alcuni punti chiave della Svizzera erano state bloccate strade,
autostrade e un aereoporto.
Sabato gran parte dei contestatori prende il treno a Zurigo per raggiungere
le mete della contestazione. Circa 1000 persone riempiono il treno,
ovviamente occupato, che porta fra le nevi del cantone dei Grigioni. Un
piccolo gruppo di attivisti scende a Landquart (il paese a valle piu'
vicino a Davos) per tentare di raggiungere il blocco dell'Alleanza
Rivoluzionaria.
Intanto i manifestanti, una cinquantina circa, che hanno raggiunto Davos
con i propri mezzi, cercano ugualmente di formare un corteo ma la polizia
li respinge duramente dentro la stazione. Intanto tre bus (120 persone) e
un treno con 70 persone sono bloccati dalla polizia. 8 persone vengono
trattenute in stato di fermo. 2 arrestate.
Il grosso della contestazione pero' si concentra a Coira, capoluogo del
cantone e sede del consoglio cantonale. Circa 2000 attivisti, dai verdi ai
marxisti-leninisti, dai gruppi degli artisti di strada al blocco nero
dell'antifa, hanno dato vita a un breve corteo girando tutto il paese.
Moltissimi manifestanti hanno allontanato attivamente, chi piu'
goliardicamente chi piu' rabbiosamente, le telecamere dei giornalisti che
ronzano attorno alla demo a caccia di qualche scoop. Per tutto il tragitto
centinaia di palle di neve hanno colpito telecamere e operatori, al grido
"Fuck off mainstream!". Un cameramen, piu' volte invitato a non filmare i
manifestanti in azione, e' rimasto ferito in volto da una lastra di ghiaccio.
Dopo una vivace e verbale contestazione sotto la sede del Consiglio
Cantonale alcuni gruppi hanno bersagliato con uova colorate le sedi delle
banche (UBS e KantonalBank) e della SwissCom incontrate durante il
percorso. All'incrocio nei pressi di una stazione della polizia, dove erano
state erette barriere con reti metalliche, un sostenuto lancio di petardi,
neve, bottiglie e uova ha rifiutato la presenza delle celere. La polizia
non ha battuto ciglio e la manifestazione e' andata avanti. Inevitabili, ma
non isterici, i dissensi interni fra alcuni gruppi degli "organizzatori" e
alcuni collettivi del blocco nero quando sono state colpite le vetrine
dell'UBS e dell'Adecco. Per il resto la manifestazione e' proseguita
tranquilla a palle di neve, scritte, petardi e concerto hip hop dal carro
in coda.
Verso le 15.30 un treno con circa mille attivisti si muove verso Zurigo,
mentre nei vagoni si decide se fermarsi a Landquart e fare un blocco in
solidarieta' con gli arrestati di Davos o se tornare a Zurigo e
riorganizzare una contestazione nella città.
Ci pensa le polizia stessa a sciogliere lo spinoso dilemma. A Landquart i
reparti antisommossa hanno circondato totalmente la stazione ferroviaria,
innalzando addirittura una rete metallica sopra i binari (!) serrando
totalmente il passo al treno (che però conteneva anche "normali"
passeggeri). Staccano pure la corrente elettrica per non far ripartire il
mezzo. Il blocco, una pura provocazione, stupisce per il dispiegamento di
forze. Un'idrante e' piazzato di fronte alla locomotiva, subito dopo la
rete, un altro all'ingresso della stazione. Tutto intorno, a 360 gradi,
reti, transenne e decine e decine di celerini. Anche l'autostrada che
fiancheggia lateralmente la ferrovia e' occupata dalla celere tedesca e
zurighese.
Alcuni manifestanti, armati di palle di neve, o addirittura a mani alzate
vanno dalla polizia a ridicolizzarli e per tutta risposta le guardie aprono
il getto d'acqua gelida. La trattativa salta anche perche' si decide che a
questo punto si vuole restare a Landquart in solidarieta' con gli arrestati
di Davos, almeno finche' non rilasciano i fermati.
La situazione tende a tranquillizzarsi e l'autocontrollo collettivo,
nonostante la chiara provocazione della polizia, regge. Alcuni
manifestanti, chitarra in mano e maschere carnevalesche in volto, inscenano
una gag proprio di fronte allo schieramento della polizia.
Proprio mentre la situazione sembra farsi gestibile e una gioiosa
creativita' colora i vagoni bloccati del treno, giungono delle grida da
fuori alla stazione. Sono un guppo di una trentina di nazi (merde!) che
sbandierando grandi bandiere celtiche insultando la nostra presenza.
Davanti a loro a proteggerli un idrante della polizia tedesca e decine di
celerini, pronti a caricare gli/le antifascist*. Il gestore di piazza al
megafono invita i manifestanti a ritornare nel treno. La provocazione e'
palese, enorme, esagerata. I nazi sono vicini ma irraggiungibili, a debita
distanza per non farsi male ma ben visibili. Una pioggia di sassi, raccolti
fra le rotaie e i binari, cerca invano di raggiungerli, precipitando sulla
polizia. L'odio e la frustrazione sono palpabili e attraversa come un
ruggito i manifestanti nel piazzale davanti la stazione. Gli idranti
respingono i dimostranti indietro mentre una mezza carica sgombra i nazisti
da un lato della strada, solo per farli ritornare poco dopo da un altro
isolato adiacente la piazza.
La tensione diventa incontenibile e quando la celere tedesca viene a
schierarsi dietro le barriere piu' vicine al treno non c'è santo che tenga.
Una sassaiola li accoglie e la risposta non tarda: pepper spray, una bomba
assordante, proiettili di gomma e lacrimogeni. Alcuni gruppi invitano alla
calma, si cerca di non cedere, di resistere. Loro vogliono vederci
ingaggiare gli scontri per fare un fermo (e una identificazion)e di massa.
E la loro trappola funziona.
Quando i nazi ritornano ad affacciarsi sul piazzale con i loro saluti
romani si riscatenano i tafferugli. Questa volta la polizia ci va pesante,
come evidentemente preordinato. Idranti da due fianchi e proiettili di
gomma da dietro il treno. I manifestanti sono circondati da tutti e quattro
lati mentre il cerchio si stringe. La polizia avanza di tre passi alla
volta e via via ci si ritrova in uno spazio sempre piu' stretto. Sassi,
estintori e bottiglie per fare breccia nel muro degli assediatori (per
andare dove, poi?). Il senso di claustofobia monta, soprattutto quando la
polizia comincia a giocare sporco lanciando bombolette di pepper spray e
lacrimogeni nei vagoni stipati di gente che si ripara dai tafferugli.
Si e' tutti sulla banchina del treno. Chiusi. Sappiamo che si deve solo
resistere e reggere alla stretta finale. Sono le 17.30 e nella innevata
Landquart sta tramontando velocemente il sole. Parte l'ultima e piu'
furiosa carica da dietro, mentre una pioggia di gas urticanti spingono la
folla nell'unica direzione consentita, il parcheggio davanti la stazione.
Occhi gonfi, gola in fiamme, nausea e panico: scene viste e vissute, il
prezzo ormai scontato della lotta antiglobalizzazione. Siamo
definitivamente braccati.
Chiusi in un recinto, con gli idranti puntati che sprigionano acqua
nell'aria tagliente e con i riflettori montati e puntati fissi sulle facce
stravolte dai gas. I fasci dietro se ne vanno soddisfatti sbandierando le
loro croci di morte. Chiusi ma non sconfitti: le urla squarciano lo
scenario di sbarre, recinti, fari e sirene: "La solidarieta' e' un'arma!".
La polizia, fra provocazioni e soprusi, inizia l'identificazione prelevando
quattro attivisti alla volta. E la piazza e' gremita di quasi mille
persone. Il lento e deteriorante fermo "open-air" procede fino alle 23.00.
Cade la neve, e il calore di un fuoco acceso non e' pari a quello della
solidarieta' che percorre come un brivido i fermati. Un trenino umano
comincia a marciare canticchiando per prendere in giro quei pupazzetti
degli sbirri. Tanta rabbia si trasforma, visto l'impari lotta militare, in
una gara creativa a trovare l'insulto piu' sottile e divertente da fare
alle decine di agenti che piantonano il parcheggio. Seri e immobili i
guardiani, sorridenti e a ballare i prigionieri; non sono le gabbie, il
ghiaccio, i fari puntati, la stanchezza a far desistere di stare, in fondo,
dalla parte migliore della recinzione, quindi dal lato giusto della barricata.
Identificati tutti e tutte infine (con qualcuno che si e' anche sentito
male per il gelo), mentre giunge la voce che a Zurigo i nazi attaccano i
manifestanti che, 40 alla volta, vengono rispediti indietro con un
contigente di poliziotti. Una bomba carta e' esplosa nella stazione e una
carica dei fascisti ha disperso i compagni. Sembra che la polizia insegua i
fasci con gli idranti nella città vecchia.
Quando l'ultimo convoglio con gli ultimi attivisti raggiunge Zurich HB,
decine di guardie sono schierate per la citta' e per la stazione, davanti
tutti gli obbiettivi sensibili. Ma non di fronte a una quindicina di nazi
che spavaldi, col braccio teso accolgono gli ultimi stanchissimi arrivati.
"Nazis Raus!", un altro grido di battaglia. La polizia, dopo aver bloccato
gli/le antifascist*!, si dirige verso di loro invitandoli ad uscire fuori
la stazione. Le merde rasate si spostano di pochi metri, liberi di fare le
ronde con le macchine attorno alla stazione a caccia di "punk e comunisti".
Altri (se ne scopre un gruppo davanti a un McDonald - bella accoppiata!)
pedinano quelli che tornano a piedi. Comunque a parte la tensione alle
stelle, non sappiamo di aggressioni avvenute dopo le due di notte.
COMMENTO MOLTO PERSONALE A MARGINE:
Credo che forse il movimento ha mancato, nonostante la scelta di fare la
manifestazione a Coira, di fantasia. La costruzione di un immaginario di
critica diverso deve essere possibile, perche' ormai le manifestazioni
contro il WEF sono diventate prevedibili, e se non e' stato un film gia'
visto quello di quest'anno, non e' per originalita' nostra ma e' solo
perche' purtroppo la polizia si e' dimostrata tatticamente piu' pronta,
anticipando addirittura i nostri movimenti (hanno bloccato loro Landquart
prima ancora che noi decidessimo di farlo!). Pero', francamente, non so che
strategie suggerire (c'e' da pensarci bene) se non che l'importante resta
sempre e comunque esserci per dare visibilita' al nostro rifiuto totale
dell'esistente imposto dalle lobby come il WEF.
Un'ultima considerazione: mai come questa volta ho visto in Svizzera un uso
sistematico e strumentale dei fascisti. Nei giornali e nei quotidiani e'
passata molto la logica dello scontro fra estremisti, minimizzando le gia'
poco visibili critiche poste dal movimento radicale al Forum. Le merde sono
state un problema, non e' una novità ma quest'anno hanno fatto come gli
pareva. Cosi'... a titolo informativo e per meglio pensare in prospettiva.
ciao
lascio anche la URL del bilancio della polizia del cantone dei grigioni:
http://www.indymedia.ch/it/2004/01/18035.shtml
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